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brochure ipnosi_feb2017_Pagina_1 brochure ipnosi_feb2017_Pagina_2Costo: Euro 60,00 – N.B.: il corso è a numero chiuso – max 15 persone

Email: elena@psicologo-venezia.com

Durata prevista del seminario: 3h circa

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Seminario – Quando il corpo si ammala a causa della mente

Seminario – Quale genitore sei? E quale figlio?

L’utilità dell’Ipnosi

I segreti della nostra mente

Ipnosi per affrontare il trauma

Come riconoscere la Demenza di Alzheimer: consigli dello psicologo

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Email: elena@psicologo-venezia.com

Durata prevista del seminario: 3h circa

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Costo: Euro 60,00 – N.B.: il corso è a numero chiuso – max 15 persone

Email: elena@psicologo-venezia.com

Durata prevista del seminario: 2h30 circa

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SEMINARIO

COSA E’ L’IPNOSI?

A COSA SERVE?

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Ballò di Mirano (Venezia)

Sabato 1 ottobre 2016 – ore 9.30

Per prenotazioni ed info: 345/2378492

 

MODULI E RELATIVI CONTENUTI

Ipnosi clinica

Ipnosi nella patologia/clinica

– Accesso alle risorse personali – Disturbi psicosomatici
– Dialogo con la mente inconscia – Disturbi d’ansia
– De-potenziamento dei vecchi schemi mentali – Disturbi del tono dell’umore (depressioni)

Ipnosi nella quotidianità

– Disturbi alimentari
– Ambito lavorativo (miglioramento performance) – Disturbi del sonno
– Ambito scolastico (concentrazione – memoria – creatività – motivazione) Disfunzioni sessuali
– Ambito sportivo Dipendenze (affettive – alcool – fumo – gioco d’azzardo)
– Ambito affettivo-relazionale

 Autoipnosi

– Ambito personale (gestione emozioni negative – stress – elaborazione lutti – consapevolezza

Dimostrazione di trance ipnotica individuale e/o di gruppo

– Ambito alleviamento dolore (acuto – cronico)

Conclusioni

– Ambito pediatrico

Costo: Euro 60,00 – N.B.:  il corso è a numero chiuso – max 15 persone

Email: elena@psicologo-venezia.com

Durata prevista del seminario: 3 h. circa

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Come riconoscere la Demenza di Alzheimer: consigli dello psicologo

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L’essere padri oggi

L’essere padri oggi significa essere forti e presenti contro gli stereotipi ed i cliché che la storia racconta.

Dell’essere madre, del periodo della gravidanza, delle emozioni che si affacciano in tale periodo, per poi far capolino nella mente della donna, si è scandagliato abbastanza da sempre; così come dei suoi cambiamenti psicologici ed ormonali a cui va incontro durante e dopo questo delicato periodo, e ancor prima della fase in cui prende piede il desiderio di un figlio, della depressione post-partum e relativi vissuti contrastanti, ambivalenti per questo opprimenti.

Ma cosa si sa dei padri? Del loro mondo interiore? Delle loro emozioni e vissuti? Ben poco, in realtà.

 

Organizzazione della famiglia di ieri e di oggi

Nonostante i cambiamenti epocali che hanno attraversato la famiglia ed i suoi componenti, la figura paterna, la sua genitorialità e le relative componenti emotive è tutt’oggi non ben esplorata.

In passato esistevano le cosiddette famiglie allargate, in cui genitori, figli, cognati/e, generi, cugini, nonni, bisnonni, convivevano. Di certo i modelli educativi di allora erano ben poco improntati alla dimensione della empatia, della comprensione dei propri ed altrui vissuti, alla reciprocità, e non c’era spazio per tutto questo. Razionalità, rispetto delle norme (anche con maniere forti), cognitivismo la facevano da padrone. Ecco che allora la figura del padre era identificata ed introiettata dai figli in colui che usciva la mattina per tornare la sera dopo il lavoro, colui verso il quale bisognava avere ossequiosità e remore indipendentemente da tutto: il padre padrone non si discuteva; egli portava i soldi a casa e pensava al sostentamento delle intere famiglie per cui i suoi valori (anche opinabili), modelli educativi e modalità con cui faceva valere ciò non si potevano assolutamente mettere in discussione.

Quanto è cambiato ad oggi! Si potrebbe quasi asserire di essere dall’altro capo, dalla faccia opposta della medesima medaglia.

Si assiste sempre più – a differenza del padre padrone di allora – a figure paterne (ma anche materne) inconsistenti, evanescenti, portatrici di comunicazioni ambivalenti verso i figli (non che il passato fosse rose e fiori a confronto, anzi, il problema semmai era al contrario l’assenza in sé e per sé della comunicazione).

Oggi i genitori per converso hanno quasi timore di rimproverare i loro figli, e non di rado, laddove i confini che definiscono e sanciscono a buon ragione la diversità dei ruoli e funzioni dei membri della famiglia sono troppo permeabili (con la naturale ed insana conseguenza che non si capisce dove inizi il ruolo del genitore e dove cominci quello del figlio/a). Si strutturano dinamiche altamente disfunzionali all’interno della stessa. Vige la depersonalizzazione, chaos, anomia (assenza di rispetto di norme e regole), sovversione e ribaltamento di ciò che è per natura il rapporto genitore-figlio, e quello che implica fisiologicamente e psichicamente.

 

La figura paterna

Ecco che allora di fronte a questi cambiamenti un uomo che sta per diventare padre, o lo è da poco, possa sentire la nascita del figlio come un momento apportatore di un cambiamento radicale nella propria identità: responsabilità, paure, sensi di inadeguatezza si intrecciano e possono emergere, contemporaneamente a vissuti di gioia e totale felicità per l’evento.

Recenti studi hanno messo in luce come il neo papà non di rado si possa sentire come un estraneo, un intruso all’interno della coppia magica e simbiotica quale quella della mamma-bambino.

Avere consapevolezza di ciò e comprendere che fisiologicamente, naturalmente ed emotivamente non possa che essere così è già un primo passo per una rielaborazione costruttiva e positiva del sé paterno-genitoriale.

 

Funzione della figura paterna

Dal punto di vista psicoanalitico (ma non solo), il padre ha la funzione di “separare” questa coppia simbiotica mamma-bambino, di romperne il disincanto della magica onnipotenza e fusione caratterizzante il binomio.

Il padre facendo ciò contribuisce a frustrare il bambino-figlio, ovvero ad allontanarlo dall’investimento verso il suo oggetto di amore primario (la mamma). Questa “manovra” che teoricamente risuona come particolarmente complessa, è in realtà traducibile nella pratica della realtà con la presenza attiva del padre all’interno della coppia.

Ciò apre la porta e cementa la cosiddetta triangolazione: una dinamica in cui i tre componenti possono evolversi a livello identitario individuale ma anche come nucleo.

Sempre dal punto di vista psicoanalitico il bambino disinvestirebbe il desiderio verso il genitore del sesso opposto e si identificherebbe (introiettandone i tratti salienti) nel paterno. Ecco il superamento del complesso di Edipo e la “nascita” del Super Io, ovvero un processo che porterebbe l’identificazione secondaria con gli oggetti normativi (i genitori). Questo periodo si struttura intorno ai 6 anni di età del bambino.

La triangolazione permette che il bambino possa introiettare norme e regole ed un rapporto normato, in cui però vi deve essere spazio sia per l’empatia, il sostegno reciproco, il palesare le emozioni nonché sentirle accolte.

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SEMINARIO

QUANDO IL CORPO SI AMMALA A CAUSA DELLA MENTE

PSICOSOMATICA: IL POTERE DELLA MENTE SUL NOSTRO CORPO

heart and brain that walk hand in hand

 

 

 

 

 

Ballò di Mirano (Venezia), 27 febbraio 2016 – ore 14.30

Per prenotazioni ed info: 345/2378492

Il nostro equilibrio e benessere psicologico dipende strettamente dal nostro benessere fisico, e viceversa.

Sempre più spesso situazioni conflittuali, lutti, traumi, separazioni e fragilità che non sappiamo gestire, creano uno stress molto elevato, tale da ripercuotersi prepotentemente anche sul nostro corpo.

La comunicazione mente-corpo è sempre attiva: capita però che, questa possa alterarsi, e diventare non funzionale per l’individuo stesso.

Ecco che allora il corpo può diventare un parafulmine per cercare di attutire malesseri psicologici più o meno profondi e strutturati. La conseguenza diretta di tutto questo è che gli organi del nostro corpo divengono veri e propri bersagli, e si ammalano.

Il corso intende far luce su questi aspetti ed approfondirli, oltre che offrire degli strumenti per affrontare tali dinamiche: che possono sfociare in disturbi psicosomatici più o meno importanti.

Moduli e relativi contenuti

Psiche e corpo

  • La comunicazione mente-corpo
  • Come funziona tale comunicazione

 

La comunicazione alterata mente-corpo

  • Le conseguenze di una comunicazione alterata
  • Conseguenze sul piano fisiologico: cenni sul “Circuito dello Stress”
  • Conseguenze sul piano psicologico: esempi
  • Conseguenze sul piano cognitivo: esempi

 

I disturbi psicosomatici

  • Classificazione dei disturbi psicosomatici
  • Come riconoscerli

 

Consapevolezza di Sé

  • L’importanza della propria storia personale e psicologica
  • Come diventare consapevoli di Sé

 

Il ruolo della nostra Mente Conscia ed Inconscia nei disturbi psicosomatici

 

Quali terapie per i disturbi psicosomatici?

  • L’Ipnosi
  • La psicoterapia

 

Esempi pratici

 

Conclusione

 

Costo: Euro 50,00 – N.B.: il corso è a numero chiuso – max 15 persone

email: elena@psicologo-venezia.com

orario previsto termine seminario: 18.00

 

 

 

SEMINARIO

Quale genitore sei? E quale figlio?

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Ballò di Mirano (Venezia), 27 febbraio 2016 – ore 09.30

Per prenotazioni ed info: 345/2378492

 

LA FAMIGLIA: STRATEGIE PER VIVERE IN ARMONIA

La famiglia è e rimarrà l’istituzione fondamentale ed essenziale per lo sviluppo psico-fisico dell’individuo: dalla nascita, fino all’età adulta, passando attraverso varie fasi dello sviluppo.

Essere genitori come essere figli del resto, è tutt’altro che semplice, e spesso, si vengono a creare, all’interno della famiglia stessa, dinamiche altamente conflittuali e comunicazioni non efficaci tra i membri della stessa; oltre che stati di malessere più o meno gravi e duraturi.

E’ fondamentale quindi, comprendere chi siamo, quali figli siamo stati e, soprattutto, da quale famiglia proveniamo; per essere genitori consapevoli e per evitare di trasmettere ai figli, nostre zone d’ombra e nuclei problematici ancora irrisolti.

Questo corso, oltre che trattare i punti di cui sopra, si propone di fornire degli strumenti e delle strategie per affrontare al meglio, situazioni più o meno problematiche sorte in seno al nucleo familiare.

Comprendere ed essere consapevoli di Chi siamo stati all’interno della nostra famiglia di origine è davvero vitale per essere altrettanto consapevoli di Quale posto occuperemo nella famiglia che andremo a creare.

Moduli e relativi contenuti
Quali tipologie di famiglie esistono

  • La tipologia di famiglia “Conservatrice”
  • La tipologia di famiglia “Moderna”
  • Altre tipologie di famiglia
  • Ed in mezzo cosa ci sta?

 

Da quale tipologia di famiglia provengo?

  • Relative conseguenze sul piano psicologico
  • Relative conseguenze sul piano relazionale
  • Che figlio sono stato? E quale genitore sarò?

 

Cenni di psicologia dello sviluppo e psicologia della personalità

  • Tappe evolutive fondamentali: dalla nascita, al bambino-figlio all’adulto-genitore

 

Quali sono le ferite narcisistiche da evitare al bambino-figlioI traumi, lutti, ferite aperte si trasmettono attraverso le generazioni

  • Come potere evitare di trasmetterle da genitore e figlio?
  • Cosa sono le “Costellazioni familiari?”

 

Strategie per vivere in armonia in famiglia

  • Strategie di ordine pedagogico
  • Strategie di ordine psicologico

 

Esempi pratici

 

Conclusione

 

Costo: Euro 50,00 – N.B.: il corso è a numero chiuso – max 15 persone

email: elena@psicologo-venezia.com

orario previsto termine seminario: 13.00

PaperinoPaperoneNegli anni ’80 comincia l’interessamento e quindi l’approfondimento da parte degli studiosi della comunità scientifica delle diverse tipologie di soprusi e vessazioni psicologiche sui posti di lavoro.

Fondamentalmente si possono distinguere quattro tipologie, quattro diversi comportamenti e modalità d’azione.

Tipologie vessatorie:

  • Mobbing: con questo termine si descrive un comportamento altamente aggressivo, sia fisico che verbale, persecutorio e sistematico nonché prolungato nel tempo, il cui preciso scopo consiste nel togliere alla vittima designata qualsiasi punto di riferimento (nel lavoro), destabilizzandola totalmente.

L’etimologia deriva dall’inglese to mob = assalire, molestare.

  • Bossing: con questo termine viene indicato un comportamento traducibile più chiaramente nel terrorismo psicologico, messo in atto dalla dirigenza con lo specifico obiettivo di allontanare la vittima designata dal proprio posto di lavoro. Il fenomeno del “bossing” è considerato una variante di quello del mobbing.

Il rimando alla etimologia inglese della parola boss, è nota.

  • Stalking: lo stalking sul posto di lavoro indica l’esplicitarsi di un interesse morboso di un molestatore (mobber) verso la vittima identificata attraverso la ripetizione di comportamenti aggressivi e vessatori.

L’etimologia deriva dall’inglese to stalk, ovvero “camminare con circospezione”, può indicare anche il “cacciatore in agguato”.

  • Straining: solo di recente si è arrivati ad identificare questo quarto tipo di comportamento. Esso si diversifica dal mobbing per la modalità con cui l’azione vessatoria viene messa in atto. Qui manca il carattere di continuità delle azioni moleste. Esempi tipici sono: la dequalificazione, il demansionamento, l’isolamento e la privazione degli strumenti di lavoro. In tutti questi casi però, per poter parlare di straining è sufficiente che sia o sia stata presente un’unica ed isolata azione (a differenza del mobbing).

L’etimologia deriva dall’inglese to strain, che si trauce letteralmente in “mettere sotto pressione”.

 

Dottor Harald Ege

La terminologia di straining viene utilizzata per prima dal dott. H. Ege per identificare quei conflitti organizzativi che, pur non facendo parte della definizione ortodossa di mobbing, arrecano stress ed incidono nocivamente sulla salute psichica e fisica di colui che li subisce.

 

Criteri per identificare lo straining

Parametri                                                      Requisiti

1 ambiente lavorativo                                        il conflitto deve svolgersi sul lavoro

2 frequenza                                                      le conseguenze devono essere costanti

3 durata                                                           il conflitto deve essere in corso da almeno 6 mesi

4 tipologia di azioni                                           la vittima è in posizione costante di inferiorità

5 dislivello tra i protagonisti                         le azioni subite devono appartenere ad almeno una delle seguenti categorie di Ege: attacchi ai contatti umani, isolamento sistematico, demansionamento o privazione di qualsiasi incarico, attacchi contro la reputazione della persona, violenza o minacce di violenza, sia fisica che sessuale

6 andamento secondo fasi successive              la vicenda ha raggiunto almeno la seconda fase (conseguenza percepita come permanente) del modello di Ege

7 intento persecutorio                                       deve essere scopo politico o obiettivo discriminatorio

 

Identikit dello “strainizzato”

Il profilo personologico della vittima di straining del dott. H. Ege (2005) avrebbe indicativamente alcune delle caratteristiche di seguito riportate:

  • Non avrebbe certezze o rivendicazioni al di fuori delle esigenze materiali basilari
  • Avrebbe un’insicurezza dell’”esistere” come individuo che lo esporrebbe al rischio della solitudine
  • Non avrebbe legami affettivi significativi, soprattutto familiari
  • Non avrebbe ambizioni e volontà di incidere sul processo di trasformazione della realtà circostante
  • Sarebbe caratterizzato dal legame con la sua necessità di percepire il salario
  • Sarebbe nevrotico, fatalista, attendista, privo di spirito di intraprendenza, scoraggiato ma non per questo dotato di rivendicazioni idealiste

 

Volutamente il soggetto manifesta la sua protesta in concomitanza con l’inizio dell’attività vessatoria, per poi scemare e farsi strada in lui un disimpegno con allontanamento dal posto di lavoro. Di pari passo si sviluppano in lui frustrazioni esistenziali e disadattamento sia familiare che sociale con espressioni depressive ed espressioni inadeguate d’azione.

Molto resta da fare per intervenire efficacemente in queste dinamiche, per ridurle sistematicamente, evitando il rischio che queste possano diventare parte integrante e funzionale alla stessa azienda, per esempio, per “fare fuori” il più debole all’interno di un clima di super competitività che relega la esigenza ed il sentire dell’individuo in fondo.

Iniziative e corsi di formazione, strutturati per aiutare le persone a divenire consapevoli delle proprie attitudini, proiezioni, personalità nonché tipologia di investimento affettivo e simbolico sul proprio (posto di) lavoro, sembrerebbero davvero fondamentali e fondanti per l’equilibrio e la salute psicofisica del lavoratore stesso.

 

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Architettura e Psiche

ottobre 14th, 2015 | Posted by admin in Psicologia Sociale - (0 Comments)

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Perché ci capita di prediligere paesaggi naturali, aperti, incontaminati?

Questa preferenza si chiama biofilia e la spiegazione potrebbe risalire addirittura alle radici della storia della nostra evoluzione.

Biofilia (termine coniato da Wilson ’87) quindi è un termine che riecheggia e richiama il nostro passato, i nostri avi, che vivevano ed interagivano in un ambiente totalmente naturale o adattato appena sufficientemente ai fini della sopravvivenza.

L’evoluzione della intelligenza umana ha successivamente messo sotto sopra questa dinamica ed ha visto progressivamente l’uomo adattare a sé l’ambiente e non viceversa.

10.000 anni or sono avviene la civilizzazione ad opera della rivoluzione agraria che a sua volta dà inizio alla Rivoluzione Urbana.

In questi ultimi 10.000 anni non ci sarebbero tracce che il cervello umano si sia modificato; per cui le persone vivrebbero anche nelle grandi metropoli con un cervello però ancora sintonizzato sugli ambienti naturali.

Prove dirette?

L’importanza delle piante da appartamento, del verde intenso delle foglie e del colore appariscente dei fiori, quasi fosse una trasposizione di un paesaggio in versione micro, incontaminato.

Le colonne utilizzate in architettura, surrogati di tronchi d’albero o steli ed i cui capitelli invece surrogati di foglie e fogliame.

Opere architettoniche e rapporti tra le persone

L’architettura e sua progettazione può sicuramente influenzare i rapporti tra le persone. La cosiddetta “sick building syndrome” ovvero sindrome da edificio malato, ne è un esempio lampante. Se l’edificio strutturato per determinati compiti lavorativi ed i relativi lavoratori, non è adeguato, in termini di illuminazione, spazio e colore ad esempio, possono insorgere nel soggetto malesseri fino a veri e proprie strutturazioni di sindromi (più o meno gravi), le quali a loro volta limitano la produttività ed il senso di autoefficacia del soggetto stesso. E’ proprio il caso di porre l’accento quindi sulla relazione: architettura e psiche.

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L’epoca in cui viviamo è quella della post modernità, ed è caratterizzata dall’utilizzo massiccio ed in larga scala dei social media; anche la cultura, non da ultima, è permeata da tutto ciò.

Se da un lato i mezzi di comunicazione hanno contribuito ad amplificare ed ampliare i perimetri dei nostri pensieri, idee, conoscenza e modalità di espressione, dall’altra lato però – è questo il rovescio della medaglia per l’appunto – pur rendendoci protagonisti del cosiddetto processo di globalizzazione essi si sono inseriti nella nostra vita e sfera privata generando a ruota ansie e angosce più o meno gravi e talora vere e proprie fobie.

Il circolo vizioso e paradossale che emergerebbe da questa dinamica sopra citata, sarebbe che gli stessi mezzi e/o strumenti ai quali ci “affidiamo” diventerebbero mezzi controllanti la nostra esistenza, da molteplici e vari punti di vista.

Un po’ di storia

Il primo studioso da cui emerge una acerba caratterizzazione di questi aspetti è il filosofo J. Bentham nel 1787: egli progetta il cosiddetto “Panopticon” il cui significato coinciderebbe con “l’occhio-che-tutto-scruta”, una sorta di carcere ideale che possa garantire (inizialmente in ambito del carcere) una capacità di sorveglianza completa, a tutto tondo. Bentham quindi quale padre fondatore del Grande Fratello.

Col passare del tempo il significato di “Panopticon” ha incorporato più aspetti, trasversali alla vita del soggetto. Nel progetto di Bentham, nel suo modello, pensato inizialmente per l’ambito carcerario, sarebbe stata prevista anche una torre per i visitatori. I detenuti quindi non avrebbero avuto rapporti solo con le guardie carcerarie, col direttore, ma anche con altri voyeurs: ovvero visitatori che avrebbero incarnato l’”Opinione”. Il modo di comportarsi dei prigionieri sarebbe stato giudicato da tutti. In questo interessante aspetto vi sarebbe probabilmente l’avanguardia di quello che sono le odierne folle curiose che tutto sanno e spiano: connotate da una certa dose di inconscio e morboso desiderio di non farsi sfuggire nulla attraverso il buco della serratura.

Post modernità: paure e fobie

Con l’avvento della digitalizzazione anche l’identità è digitalizzata, basata e coincidente con una immagine esteriore, esterna, facilmente sostituibile con un’altra e oggetto di “preda”. A questo corrisponde parallelamente una involuzione psicologica ed emotiva del soggetto: egli si sente sempre più spersonalizzato, indeterminato, appeso ad un filo, il filo della immagine esteriore su cui si basa la sua identità.

Tale identità non è mai data una volta per tutte, e proprio perché basata sulla esteriorità, deve continuamente plasmarsi e modificarsi alle dinamiche che presiedono alla società attuale.

In questa post modernità la realtà nella quale siamo immersi è talmente trasparente che ci si può ritrovare repentinamente come il pesciolino rosso nella sua boccia di vetro, spiati, osservati, commentati da molti occhi privati ma anche pubblici.

In questo humus crescono diverse paure legate direttamente all’aspetto culturale dell   di appartenenza.

Le paure necessarie alla strutturazione della nostra interiorità e quindi personalità possono divenire panico, angoscia e fobia se superano una determinata soglia: la stessa soglia sarebbe invece funzionale ad una attenzione consapevole e selettiva di ciò che ci circonda.

Oicofobia

L’Oicofobia è una precisa espressione della epoca attuale che designerebbe la paura che la propria sfera privata venga invasa da terzi senza un consenso del soggetto interessato; ed il centro di questa nuova fobia è il furto della identità.

Sembrerebbe che i soggetti più a rischio siano i ventenni e trentenni appartenenti alla cosiddetta “Mtv generation” che a partire dagli anni ’80 ha trovato sempre più consensi tanto da inaugurare la cultura audiovisiva.

Il passato ed il presente

In passato gli strumenti e le tecniche erano funzionali all’uomo e alle sue necessità: essi venivano utilizzati con cautela e contingenza.

Oggi gli strumenti si “impossessano” della identità del singolo, perché egli in un certo qual senso glielo permette. Gli stimoli cosiddetti oicofobici sono dovunque: è da tenere ben presente che la enfasi con la quale non ci sfamiamo (dei pensieri, sofferenze, emozioni altrui) è la stessa con la quale gli altri poi si sfameranno a loro volta “attraverso noi”; sempre nella ottica di questa dimensione digitalizzata e digitalizzante.

L’identità debole alla luce di quanto sopra non è altro che il frutto di questa omologazione, precarietà, indefinitezza che si aggrappa al vivere quotidiano della persona.

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