brochure ipnosi_feb2017_Pagina_1 brochure ipnosi_feb2017_Pagina_2Costo: Euro 60,00 – N.B.: il corso è a numero chiuso – max 15 persone

Email: elena@psicologo-venezia.com

Durata prevista del seminario: 3h circa

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SEMINARIO

COSA E’ L’IPNOSI?

A COSA SERVE?

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Ballò di Mirano (Venezia)

Sabato 1 ottobre 2016 – ore 9.30

Per prenotazioni ed info: 345/2378492

 

MODULI E RELATIVI CONTENUTI

Ipnosi clinica

Ipnosi nella patologia/clinica

– Accesso alle risorse personali – Disturbi psicosomatici
– Dialogo con la mente inconscia – Disturbi d’ansia
– De-potenziamento dei vecchi schemi mentali – Disturbi del tono dell’umore (depressioni)

Ipnosi nella quotidianità

– Disturbi alimentari
– Ambito lavorativo (miglioramento performance) – Disturbi del sonno
– Ambito scolastico (concentrazione – memoria – creatività – motivazione) Disfunzioni sessuali
– Ambito sportivo Dipendenze (affettive – alcool – fumo – gioco d’azzardo)
– Ambito affettivo-relazionale

 Autoipnosi

– Ambito personale (gestione emozioni negative – stress – elaborazione lutti – consapevolezza

Dimostrazione di trance ipnotica individuale e/o di gruppo

– Ambito alleviamento dolore (acuto – cronico)

Conclusioni

– Ambito pediatrico

Costo: Euro 60,00 – N.B.:  il corso è a numero chiuso – max 15 persone

Email: elena@psicologo-venezia.com

Durata prevista del seminario: 3 h. circa

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sbirciare

L’epoca in cui viviamo è quella della post modernità, ed è caratterizzata dall’utilizzo massiccio ed in larga scala dei social media; anche la cultura, non da ultima, è permeata da tutto ciò.

Se da un lato i mezzi di comunicazione hanno contribuito ad amplificare ed ampliare i perimetri dei nostri pensieri, idee, conoscenza e modalità di espressione, dall’altra lato però – è questo il rovescio della medaglia per l’appunto – pur rendendoci protagonisti del cosiddetto processo di globalizzazione essi si sono inseriti nella nostra vita e sfera privata generando a ruota ansie e angosce più o meno gravi e talora vere e proprie fobie.

Il circolo vizioso e paradossale che emergerebbe da questa dinamica sopra citata, sarebbe che gli stessi mezzi e/o strumenti ai quali ci “affidiamo” diventerebbero mezzi controllanti la nostra esistenza, da molteplici e vari punti di vista.

Un po’ di storia

Il primo studioso da cui emerge una acerba caratterizzazione di questi aspetti è il filosofo J. Bentham nel 1787: egli progetta il cosiddetto “Panopticon” il cui significato coinciderebbe con “l’occhio-che-tutto-scruta”, una sorta di carcere ideale che possa garantire (inizialmente in ambito del carcere) una capacità di sorveglianza completa, a tutto tondo. Bentham quindi quale padre fondatore del Grande Fratello.

Col passare del tempo il significato di “Panopticon” ha incorporato più aspetti, trasversali alla vita del soggetto. Nel progetto di Bentham, nel suo modello, pensato inizialmente per l’ambito carcerario, sarebbe stata prevista anche una torre per i visitatori. I detenuti quindi non avrebbero avuto rapporti solo con le guardie carcerarie, col direttore, ma anche con altri voyeurs: ovvero visitatori che avrebbero incarnato l’”Opinione”. Il modo di comportarsi dei prigionieri sarebbe stato giudicato da tutti. In questo interessante aspetto vi sarebbe probabilmente l’avanguardia di quello che sono le odierne folle curiose che tutto sanno e spiano: connotate da una certa dose di inconscio e morboso desiderio di non farsi sfuggire nulla attraverso il buco della serratura.

Post modernità: paure e fobie

Con l’avvento della digitalizzazione anche l’identità è digitalizzata, basata e coincidente con una immagine esteriore, esterna, facilmente sostituibile con un’altra e oggetto di “preda”. A questo corrisponde parallelamente una involuzione psicologica ed emotiva del soggetto: egli si sente sempre più spersonalizzato, indeterminato, appeso ad un filo, il filo della immagine esteriore su cui si basa la sua identità.

Tale identità non è mai data una volta per tutte, e proprio perché basata sulla esteriorità, deve continuamente plasmarsi e modificarsi alle dinamiche che presiedono alla società attuale.

In questa post modernità la realtà nella quale siamo immersi è talmente trasparente che ci si può ritrovare repentinamente come il pesciolino rosso nella sua boccia di vetro, spiati, osservati, commentati da molti occhi privati ma anche pubblici.

In questo humus crescono diverse paure legate direttamente all’aspetto culturale dell   di appartenenza.

Le paure necessarie alla strutturazione della nostra interiorità e quindi personalità possono divenire panico, angoscia e fobia se superano una determinata soglia: la stessa soglia sarebbe invece funzionale ad una attenzione consapevole e selettiva di ciò che ci circonda.

Oicofobia

L’Oicofobia è una precisa espressione della epoca attuale che designerebbe la paura che la propria sfera privata venga invasa da terzi senza un consenso del soggetto interessato; ed il centro di questa nuova fobia è il furto della identità.

Sembrerebbe che i soggetti più a rischio siano i ventenni e trentenni appartenenti alla cosiddetta “Mtv generation” che a partire dagli anni ’80 ha trovato sempre più consensi tanto da inaugurare la cultura audiovisiva.

Il passato ed il presente

In passato gli strumenti e le tecniche erano funzionali all’uomo e alle sue necessità: essi venivano utilizzati con cautela e contingenza.

Oggi gli strumenti si “impossessano” della identità del singolo, perché egli in un certo qual senso glielo permette. Gli stimoli cosiddetti oicofobici sono dovunque: è da tenere ben presente che la enfasi con la quale non ci sfamiamo (dei pensieri, sofferenze, emozioni altrui) è la stessa con la quale gli altri poi si sfameranno a loro volta “attraverso noi”; sempre nella ottica di questa dimensione digitalizzata e digitalizzante.

L’identità debole alla luce di quanto sopra non è altro che il frutto di questa omologazione, precarietà, indefinitezza che si aggrappa al vivere quotidiano della persona.

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istrice

Chi di noi non ha mai vissuto uno stato d’ansia perchè in una particolare situazione, quale: il dover affrontare un compito, l’ottenere un buon risultato ad una prestazione, od altro? Chiaramente, vi è una distinzione tra stati d’ansia e di angoscia; definibili quest’ultimi quali intensi sentimenti di ansia e/o apprensione, non semplicemente minacciosi, ma devastanti per chi li vive. Solitamente, una volta affrontato l’evento per il quale l’ansia era sorta, esso si affievolisce sino a scomparire.

Cause bio chimiche dell’ansia
Una accreditata e recente ricerca, tra i cui ricercatori compare R. Pawlak, avrebbe scoperto che l’amigdala, ovvero la sede delle emozioni nel cervello e facente parte del sistema limbico, in situazioni e/o eventi stressogeni, reagirebbe increnmentando la produzione di una proteina, la neurospina; che a sua volta innescherebbe una cascata di eventi, atti a produrre un incremento dell’attività amigdalica stessa, tra cui quello legato all’attivazione di un gene, che, a livello cellulare, caratterizzerebbe la risposta allo stress.

Lo studio etologico, quindi comportamentale, basato su alcuni topi alle prese con un labirinto, ha dimostrato come, gli stessi topi, eviterebbero sotto stress, le aree del labirinto nelle quali non avrebbero dimestichezza. Però, quando le proteine in questione descritte sopra, vengono arrestate o per mezzo dei farmaci o per mezzo di una terapia genica; si è potuto dimostrare che i topi non dimostravano più quei tratti di ansia: in pratica,le conseguenze comportamentali legate allo stress, venivano azzerate.

Dal punto di vista clinico, gli stati d’ansia, specie se cronicizzati, si strutturano in disturbi d’ansia. Brevemente, il DSM V, li ripartisce come segue:
mutismo elettivo, fobia specifica, disturbo d’ansia da separazione, disturbo d’ansia sociale, disturbo d’ansia da condizione medica, altro disturbo d’ansia specifico, disturbo non altrimenti specificato, disturbo da panico ed agorafobia.

Cause
Sono numerose le teorie atte a spiegare le cause della genesi dell’ansia; alcuni studiosi privilegiano la componente psicologica: l’ansia sarebbe la derivante di conflitti psicologici già esistenti; altri la componente sociale: la famiglia, quale prima e fondamentale agenzia educativa e pedagogica, sarebbe responsabile di strutturare il temperamento del figlio; altri quella prettamente biologica. Qui, la modificazione di alcuni neurotrasmettitori (sostanze chimiche fondanti il sistema nervoso) quali serotonina, noradrenalina e gaba (il più importante neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale),provocherebbero a loro volta l’insorgenza dei disturbi psicologici.

L’Ipnosi trova ottimo impiego nel trattamento dei disturbi d’ansia. Una volta escluse, dopo accurata anamnesi del paziente, condizioni mediche importanti e/o sindromi a carattere psichiatrico, si cerca di affrontare l’ansia così come si presenta coi suoi correlati psicologici (senso di inadeguatezza, di fallimento, irritabilità, nervosismo, insicurezza etc…) e neurovegetativi ( tachicardia, capogiri, aumentata sudorazione, aumento della frequenza respiratoria e cardiaca, etc…). L’utilizzo della Ipnosi, negli stati e disturbi d’ansia, prevede inizialmente un training di rilassamento generale, in cui il soggetto possa esperire (come non riesce a fare da solo) sensazioni di benessere, leggerezza, positività. Questo “nuovo”esperire, può risultare davvero lo spartiacque tra presente, futuro e passato della storia del paziente; difatti egli ora sa che può riuscire a rilassarsi, grazie alla sua mente inconscia, e godere appieno di tale stato, di cui egli è il fautore ed unico protagonista. Successivamente, il terapeuta può utilizzare, tra le suggestioni, metafore, immagini, suoni, evocazioni di odori, sapori (secondo il canale sensoriale utilizzato preferibilmente dal soggetto); quelli maggiormente adatti a quel, e solo quel paziente: in base alla sua storia personale. Queste induzioni, che iniziano dal far raggiungere uno stato di rilassamento generalizzato, per affinarsi progressivamente e divenire contenutisticamente “tagliate su misura”per la persona; permettono il dispiegarsi di miglioramenti sia a livello della psiche (in quanto fanno familiarizzare col paziente il saper allontanarsi adattivamente dalle preoccupazioni ed emozioni negative), che del soma. Infatti in questo cotesto, viene ad attivarsi il sistema nervoso periferico parasimaptico, la cui funzione, è quella di rallentare, inibire le attività degli organi del sistema nervoso. Se questo sistema si può volgarmente definire del “riposa e digerisci”; quello simpatico “fight or flight” del “attacca o fuggi”). Man mano che il soggetto riesce a godere di questi stati di benessere, ed acquisire fiducia in se, nelle proprie capacità e nella propria mente inconscia, grazie ai sentimenti nascenti correlati ai suggerimenti di suggestioni ipnotiche; quelli post ipnotici (dopo l’induzione), completeranno la seduta.

Un esempio di quanto scritto sopra?
Un paziente che, in seguito agli stati ansiosi provati, vivrà un senso di nausea allo stomaco, ad esempio potrà trovare giovamento nel visualizzare (appurato essere quello visivo, il canale sensoriale da lui maggiormente utilizzato e nel quale si trova “più a proprio agio”) attraverso le suggestioni ipnotiche del terapeuta, delle zavorre sul proprio stomaco, sollevarsi da esso, magari attaccate a delle mongolfiere che si alzano pian piano per stagliarsi nel cielo primaverile dall’azzurro intenso. Le zavorre attraccate alle mongolfiere, saranno sempre più lontane dallo stomaco del paziente, ed egli starà sempre meglio.

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trauma-psicologo-veneziaIl disturbo post traumatico da stress, che nel DSM V compare nella sezione “Disturbi correlati a stress o trauma” (DPTS), è un disturbo di ordine psichiatrico che si manifesta solitamente dopo che il soggetto abbia esperito un evento di origine traumatica o ne sia stato testimone. Anche il vivere percependo la propria vita sotto scacco o minacciata, ed in pericolo, può contribuire all’insorgere di tale disturbo, Per eventi traumatici si fa riferimento ad incidenti gravi, alle calamità naturali, agli attacchi terroristici, alle violenze psicologiche e fisiche ai danni della persona quali sevizie, torture, abusi e stupri.

Le caratteristiche distintive di questo disturbo gravitano attorno allo evitamento in quanto la persona evita per l’appunto eventi e/o situazioni che si possono associare direttamente o meno al trauma; alla intrusione di pensieri, idee, associazioni con tale evento traumatico;alla eccitazione, difatti il soggetto esperisce sentimenti eccitatori e/o di vigilanza accentuata che non erano assolutamente presenti prima del trauma. Questo aspetto racchiude a sua volta una costellazione di sintomi come ad esempio l’iper vigilanza sopra menzionata, l’iper attività,la difficoltà a concentrarsi nelle diverse attività quotidiane, scatti di ira e/o di irritabilità generale; difficoltà ad addormentarsi e ad avere un sonno ristoratore. Vi è poi un parter di sintomi attivati dal sistema nervoso periferico, specificatamente simpatico (neurovegetativo) consistente in: accelerazione del battito cardiaco e del respiro, sudorazione nei casi in cui il soggetto venga a trovarsi in situazioni che “richiamano”(direttamente e non) quella traumatica pregressa. Capita che molto tempo dopo, anche anni, nel soggetto si sviluppino anche altre patologie, come ad esempio stati depressivi, scarsa od azzerata motivazione e concentrazione, ossessioni, attacchi di panico, amnesia e dimenticanza, stati di nervosismo, di paura ed ansia, così come di vergogna, imbarazzo e senso di colpa; non da ultimo l’attivazione di meccanismi difensivi quali la rimozione o dissociazione per “soffrire” meno; il distacco e l’essere emozionalmente anestetizzati, ne sono un chiaro esempio.

Dal punto di vista biochimico, numerosi studi condotti su tale disturbo, hanno evidenziato come sarebbe presente in tali soggetti affetti, una permanente concentrazione di glutammato (il più importante neurotrasmettitore eccitatorio del sistema nervoso centrale),che nasce fisiologicamente ed adattivamente in risposta allo stress, ma che dovrebbe altrettanto adattivamente ritornare alla normalità, una volta passato e superato l’evento stressante. Sempre secondo molteplici studi, vi sarebbero dei cambiamenti neurobiologici, causati dalla presenza,nel sistema nervoso autonomo, di anomalie di alcuni ormoni chiave nella risposta allo stress. Il cotisolo, sarebbe appunto uno di quest’ultimi e, sarebbe presente secondo concentrazioni minori rispetto alla norma; la noradrenalina invece, in concentrazioni maggiori. Anche a livello tiroideo, possono insorgere dei problemi.

A tutto questo sopra descritto, si accompagnerebbero talvolta:

  • disturbi a carico dell’apparato gastro intestinale
  • algie al petto
  • sensibilizzazioni in diverse parti del corpo
  • giramenti
  • mal di testa
  • problematiche a carico del sistema immunitario.

Nelle persone affetta da DPTS, il circuito “trauma-processo del pensiero ad esso correlabile, rimarrebbe perennemente attivo.

L’impiego della Ipnosi, proprio per la sua peculiare caratteristica di comunicare e rivolgersi alla mente inconscia del soggetto (siamo costituiti difatti da quella inconscia e da quella conscia), agevola notevolmente la nascita di sentimenti positivi, quindi adattivi; permette la riduzione dell’ansia; favorisce una sorta di de sensibilizzazione dei presenti sentieri neurali collegati al trauma e, creazioni di altri di nuovi, liberi da condizionamenti dall’evento traumatico stesso: ciò inevitabilmente porta come conseguenza prima,la corrispettiva diminuzione dei pensieri intrusivi legati al trauma ed infine essa si adopera per fare in modo che il soggetto possa “ritornare”alla vita nella sua quotidianità normale.

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ipnosi sesso La sessualità umana consta di quattro componenti, anelli: l’identità sessuale, l’orientamento sessuale, le preferenze sessuali e la funzione sessuale.

  • Identità sessuale

Negli uomini la sessualità coincide con l’acquisizione dell’identità sessuale. Per la maggior parte degli esseri umani tale step avviene fluidamente durante la prima infanzia e procede nell’evoluzione delle fasi successive quali la prepubertà, pubertà, adolescenza, adultità; impreziosendosi man mano di esperienze e quindi di significato.

Quest’ultimo incarna aspetti di semplice pulsione fisica ma anche relativi al sesso inteso quale simbolo della spiritualità dell’essere umano.

  • Orientamento sessuale

Anche quest’aspetto della sessualità umana, come il precedente, viene conosciuto abbastanza precocemente nell’esistenza del soggetto. Già il bambino piccolo si sente “attratto” dall’altro sesso e si sente a proprio agio con le persone appartenenti al sesso da cui egli è attratto.

  • Preferenze sessuali

Durante l’adolescenza l’individuo si rapporta con le proprie preferenze sessuali quali: sguardi, odori, attività, parti anatomiche specifiche, comportamenti, suoni, sapori, oggetti, luoghi, sensazioni di ordine fisico del corpo compreso il dolore, che destano in lui il suo desiderio sessuale portandolo successivamente alla soddisfazione sessuale. Tali preferenze spesso vengono condizionate culturalmente e sono specificatamente soggettive.

  • Funzione sessuale

Il quarto ed ultimo anello della sessualità umana è appunto la funzione sessuale; tale anello è stato ampiamente studiato a partire dalla ricerca classica di Master & Johnson dagli anni ’50 ai ’70, a Kaplan che alla fine degli anni ’70 arricchisce gli studi di questi pionieri (interessante a tal proposito è il suo libro sulle “perversioni femminili”), per approdare ad Aroaz che, a partire dagli anni ’80, tratta della terapia sessuale in ipnosi. Per Master & Johnson la risposta sessuale umana è caratterizzata da cinque livelli che si sviluppano progressivamente: desiderio, eccitazione, preliminari, orgasmo, elaborazione cognitiva.

Secondo il DSM-V (manuale diagnostico statistico dei disturbi mentali statunitense) i disturbi sessuali vengono così suddivisi.

  1. Disfunzioni sessuali: riguardano il quarto anello della sessualità umana, ovvero la funzione sessuale. Ci possono essere infatti disturbi del desiderio, dell’eccitazione, dell’orgasmo, compreso quello da dolore fisico durante il rapporto (vaginismo e dispaneuria per entrambi i sessi). Il funzionamento sessuale, diversamente da quanto si verifica nelle preferenze sessuali ad esempio, pone l’accento sulla “normalità”, ovvero su ciò che è normale aspettarsi dal punto di vista fisico e dal punto di vista psicologico nell’ambito sessuale: provare piacere, non provare dolore durante il rapporto sessuale, avere l’eccitazione, l’orgasmo fisico e mentale.
  1. Parafilie: legate alle preferenze sessuali e qui si fa riferimento al terzo anello della sessualità umana sopra descritto. Per citarne alcuni, brevemente, tra le più conosciute vi sono: pedofilia, voyeurismo, feticismo, feticismo da travestitismo, sadismo, masochismo ecc.
  2. Disturbi di identità di genere: il soggetto è confuso e non comprende quale possa essere il suo orientamento sessuale e quindi identità. In questo ambito si fa riferimento a quello che precedentemente è stato descritto come secondo anello della sessualità umana,

Generalmente per i disturbi sessuali l’utilizzo della Nuova ipnosi è elettiva ed efficace in quanto centrata sul soggetto e, attraverso tecniche di vario genere, il terapeuta può aiutare lo stesso e/o la coppia ad ognuno dei cinque livelli della sessualità umana precedentemente descritti.

Diversamente dalla pratica ipnotica per così dire ortodossa, quella della Nuova ipnosi pone l’enfasi sulla produzione immaginativa spontanea del paziente, che trova nelle mani esperte del terapeuta un incipit prezioso al fine di costruire ad hoc metafore (in base a quanto prodotto dal soggetto) sulla sua specifica problematica.

Descriviamo ora un esempio su come possa agire la terapia sessuale in ipnosi nel caso di un soggetto con problematiche inerenti il quarto anello della sessualità umana, specificatamente nella fase relativa alla risposta sessuale della eiaculazione.

Un esempio di quanto scritto sopra? 

Caso di un paziente con problemi di eiaculazione precoce.

Per la stessa è utile una tecnica definita come “intorpidimento delle dita”; essa quale metodica terapeutica fa parte della categoria delle tecniche di transfer dove il soggetto riesce a sperimentare insensibilità ed intorpidimento ad un dito attraverso l’immaginazione e suggestione ipnotica. Gli viene detto dal terapeuta di concentrare attenzione su un dito che rappresenterà il suo pene e, grazie alle immagini e suggestioni, riuscirà ad esperire l’intorpidimento di cui sopra. Successivamente viene concordato un segnale che permetterà il ripristino delle sensazioni fisiologiche ordinarie, come ad esempio premere insieme indice e pollice di una delle due mani. Dopodiché viene stabilito il cosiddetto transfer al pene con suggestione post-ipnotica (…da definire?…) che la volta successiva in cui il paziente avrà un rapporto sessuale il suo organo genitale si percepirà come il suo dito di ora, ovvero anestetizzato ed intorpidito. Ciononostante egli preserverà una forte erezione, godendo della stessa e di sé, e che perdurerà durante il rapporto per il tempo che lui deciderà. Solamente nel momento in cui utilizzerà il segnale che precedentemente ha stabilito col terapeuta, tutte le sensazioni fisiologiche ed erotiche normali ritorneranno al suo organo genitale e sarà messo in condizione di eiaculare con piacere. Per concludere con una metafora: il soggetto ha la chiave del godimento sulla punta delle sua dita. Questa tecnica viene definita di intorpidimento digitale.

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emozioni

Le emozioni

Le emozioni assumono un ruolo fondamentale nel disciplinare la vita di ciascuno di noi. Ciò che ci contraddistingue dagli animali in quanto tali è la distinzione tra emozioni primarie e secondarie: gli animali per l’appunto sarebbero in grado di provare sostanzialmente le prime. Tra queste ultime le ormai ben note: paura, rabbia, gioia, tristezza; tra quelle secondarie sorpresa, attesa,disgusto.

Le Doux, neurobiologo di fama mondiale, descrive come le emozioni differentemente dai sentimenti dei quali siamo consapevoli, si originano ad un livello profondo della mente umana, grazie all’esito di complesse reti neuronali, affinate man mano durante il corso dell’evoluzione, col preciso e fondamentale obiettivo di garantire la sopravvivenza del soggetto. Nonostante si sia nell’ambito delle reti neuronali, l’esperienza ha parimenti un ruolo importante, in quanto è attraverso essa che ciò che elicita le emozioni può cambiare.

Alcuni cenni sui circuiti neurobiologici delle emozioni:

è l’amigdala, facente parte del sistema limbico, ad essere dapprima il centro in cui hanno sede le emozioni e successivamente l’elaboratore della valutazione dei significati emotivi. L’amigdala riceve segnali da alcune regioni del talamo dalla corteccia e dall ippocampo. Lo stimolo emotivo in entrata viene elaborato dal nucleo generale (LA) sito nell’amigdala: i risultati della elaborazione vengono trasmessi ad altri centri, compreso quello centrale (CE); e’ quest’ultimo che presiede alla connessione con le aree che a loro volta controllano in uscita la risposta emotiva,

Sinteticamente, vi sono due vie relative all’elaborazione in amigdala del significato emotivo: la prima definibile talamica bassa  , ovvero talamo sensoriale-amigdala. Tale via è più breve e la trasmissione più veloce. In tale percorso però, dato l’evitamento del passaggio per la corteccia, l’elaborazione del suddetto stimolo emotivo si traduce in una rappresentazione “grezza” dello stesso. Questo percorso permetterebbe di rispondere a stimoli pericolosi prima di comprenderne esattamente il loro significato: ne discende che tale via è molto utile nelle situazioni e/o eventi rischiosi, pericolosi. Tale percorso diretto (amigdala-talamo) se prevale su quello corticale, può causare all’individuo diversi disturbi nella sfera emotiva, come il disturbo post-traumatico da stress ad esempio.

La seconda via è definibile invece talamica alta, ovvero talamo sensoriale – corteccia sensoriale – amigdala. L’informazione che riceve il talamo ha il compito di suscitare una risposta, il ruolo della corteccia sarà quello di scongiurare la risposta sbagliata.

Esempio: siamo in una foresta e sentiamo un rumore. Il sentirlo di per sé avviene tramite il percorso diretto talamo – amigdala; il riconoscere di cosa si tratti (emissione di suono di un animale, rametto spezzato etc.) è compito della corteccia. La corteccia capisce, l’amigdala inizia la difesa e “prepara” un sistema di reazione alla paura.

Alessitimia

Dopo questa, a mio avviso doverosa, lunga premessa sulle emozioni ed i circuiti neurobiologici dai quali hanno origine le stesse, descriverò l’etimologia della parola alessitimia. E’ Sifneos P.E che nel 1973 conia tale termine: dal greco a=mancanza lexis=parola thimas=emozione ovvero mancanza di parole per le emozioni od emozioni senza parole. Quando si fa riferimento alla alessitimia si intende globalmente un deficit a carico delle capacità deputate all’elaborazione degli affetti sia dal punto di vista cognitivo, sia da quello esperienziale.

Si differenziano due tipi di alessitimia: primaria, su base biologica quale difetto strutturale neuroanatomico che a causa di fattori ereditari causerebbe una alterazione od interruzione tra sistema limbico e neocorteccia. Secondaria, la quale si estrinsica come esito di situazioni traumatiche vissute in età infantile o, in età adulta, quale risultato dell’aver vissuto emozioni particolarmente intense. Interessante è l’abbinamento dell’ alessitimia con alcune malattie di ordine fisiologico: l’ipertensione, l’infarto miocardico e l’artrite reumatoide ne sono un esempio. In questi contesti, l’alessitimia potrebbe tradursi come meccanismo difensivo a disposizione dell’Io per difendersi dallo stato di malattia.

Essendo intesa l’alessitima quale disregolazione degli affetti, “la regolazione affettiva” di per se, già nella primissima fase dello sviluppo del bambino è fondamentale. Per regolazione si può intendere un processo attivo riguardante gli aspetti cognitivo-esperienziali, comportamentali e neurofisiologici. Sono le relazioni pre oggettuali ovvero pre verbali, senso motorie, emotive e concrete a caratterizzare tale regolazione. Queste relazioni si sviluppano nel bambino prima della propria consapevolezza conscia di sé e degli altri: chiaramente la madre con la propria funzione di care-giver aiuta il piccolo in questa acquisizione e nell’acquisizione di uno stile di attaccamento sicuro.

Riassumendo quindi, dal punto di vista psicologico, l’alessitimia è relata ad uno stile di attaccamento insicuro-evitante del bambino verso la madre.

L’emozione non viene elaborata dalla mente ma esperita direttamente sul corpo, segnalando quindi un deficit nel mentalizzare l’esperienza da parte del soggetto, così come nell’attribuirgli un significato. Emozioni quindi, come pura percezione del corpo, esito della attivazione emotiva dei correlati psicofisiologici.

Tra le altre caratteristiche del soggetto alessitimico vi sono: maggiore concentrazione verso eventi esterni piuttosto che intimistici; tendenza a stabilire delle relazioni sociali basate sulla dipendenza o isolamento; stile cognitivo orientato verso l’esterno e concreto impulsività quale tratto personologico in quanto è preferenziale l’uso dell’azione per risolvere i problemi.

I percorsi curativi sono molteplici, dall’impiego di farmaci, a tecniche psicoterapeutiche. E’ fondamentale per questi pazienti cominciare a riconoscere , distinguere e gestire le proprie emozioni.

L’ipnosi può essere utile per far esperire inizialmente uno stato di rilassamento generale, sapendolo identificare come tale: successivamente attraverso l’ausilio di suggestioni ad personam, creare un “terreno” nel quale il soggetto possa esperirsi nei più diversi connotati emotivi, favorendo la formazione e strutturazione di nuovi sentieri neuronali, nei quali l’esperienza delle diverse emozioni divenga parte fondante del sé.

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perversioni-sessualiIn “Psichiatria psicodinamica” G.O.Gabbard (’92) opera ad un raffronto tra le categorie ed i criteri diagnostici del DSM (penultima edizione) ed i costrutti psicodinamici. La descrizione di alcune delle parafilie più note riportate sotto, seguono un approccio clinico diagnostico;capace di tener conto sia della dimensione biologica sia quella psicosociale,integrandole a vicenda.

Esibizionismo e vouyerismo

Secondo la teoria psicoanalitica classica, l’esibizionista prova,nella esposizione dei propri genitali,un senso di potere, grazie al quale può tenere a bada ed esorcizzare l’angoscia di castrazione. Non è raro trovare, nella storia di queste persone, episodi in cui il soggetto si sia sentito umiliato da una donna. Egli attuerebbe quindi una sorta di vendetta  attraverso l’ausilio del gesto esibizionistico, che gli conferirebbe una certa rassicurazione, dal momento in cui la loro mascolinità è incerta. Il vouyerismo sarebbe l’altra faccia della medaglia: il soggetto viola il privato di una donna sconosciuta, realizzando così una specie di trionfo aggressivo  e segreto nei confronti del sesso femminile. Alcune ipotesi eziologiche convergono sul fatto di imputare ad un trauma infantile tale condizione:il bambino assisterebbe alla scena primaria(ovvero alla copulazione dei genitori) e, una volta adulto, tenterebbe attraverso l’atto dello spiare, di sovvertire e padroneggiare attivamente il trauma a cui invece ha assistito passivamente nella prissima infanzia.

Sadismo e masochismo

Il sadismo ed il masochismo rappresenterebbero un qualcosa di unico all’interno della panoramica delle perversioni. Sono ugualmente distribuiti tra uomini e donne. I soggetti che abbisognano di coltivare azioni o fantasie sadiche per pervenire ad una gratificazione sessuale cercano di sovvertire, capovolgere degli scenari infantili, che li hanno visti protagonisti-vittime di abusi fisici e/o sessuali pregressi, talvolta remoti. Il sadomasochismo è una dinamica dove un apparente piacere sessuale è ottenuto attraverso una reale sofferenza mediata dalla violenza: è la ripetitività ed esclusività di tali dinamiche nel vivere la sessualità, a rendere legittimo e pertinente l’utilizzo del termine parafilia, per l’appunto.

Feticismo

Il feticcio è per il perverso un oggetto che rappresenterebbe il pene femminile. Freud definisce il feticismo come baluardo contro l’angoscia di castrazione (come per le altre perversioni, del resto).La consapevolezza maschile dell’ “esserci” dei genitali femminili, incrementerebbe nell’uomo la pura di poter perdere i suoi stessi genitali, per divenire una donna. Freud a riguardo formula il concetto di “scissione dell’ Io” (1938) per il quale nella mente del feticista sussisterebbero due idee contraddittorie:la negazione della castrazione e l’affermazione (attraverso l’esempio della esistenza della donna) della stessa. Il feticcio quale simbolo della esistenza del pene, le incarnerebbe entrambe queste due idee.  Nei feticisti più gravi, sia il feticcio che il processo di feticizzazione di un oggetto, diverrebbero necessari per tollerare la prolungata assenza di una, o molteplici funzioni materne. Il feticcio, in questo contesto, quale sostituto dell’oggetto non disponibile e/o inadeguato. Il feticista una volta entrato in possesso del feticcio, non ha bisogno di mantenere la relazione con l’altro, in quanto l’oggetto inanimato non ha desideri e soprattutto non è imprevedibile. In tale pratica non è necessaria una verifica costante della realtà; non occorre conquistare l’altro, ed i feticci hanno,per coloro che si sottopongono ad una psicoterapia, un valore simbolico. Nelle donne, la forma più grave, sarebbe quella di considerare il figlio stesso come feticcio. Vi sono diverse forme di feticismo relative a qualsiasi parte del corpo, secrezione corporea, ogni indumento ed oggetto, qualsiasi tipo umano.

Pedofilia

Freud (1905) e Fenichel (1945) sottolineano come la pedofilia sembrerebbe essere una scelta oggettuale narcisistica:il pedofilo, quindi, vedrebbe il bambino prescelto come una immagine che rispecchia se stesso bambino. La scelta d’oggetto corrispondente al bambino servirebbe ad “assumere” due funzioni nel soggetto pedofilo: quella di percepire le proprie risorse come grandiose ed onnipotenti in quanto comparate a quelle maggiormente limitate del bambino; e quella di poter permettere la realizzazione di fantasia inconscia di una “fusione” con un progetto ideale, in grado di “ricompattare” un fallato e deficitario senso di se. Non di rado queste persone soffrono anche di una patologia narcisistica del carattere, ivi inclusa una variante psicopatica del disturbo narcisistici di personalità con forti tratti antisociali. I soggetti pedofili vengono differenziati in base alla presenza in loro di una regressione od un blocco evolutivo. Il pedofilo regredito solitamente non dimostra attrazione verso soggetti più giovani di lui: la sua prognosi è nettamente più favorevole del pedofilo con blocco evolutivo, attratto invece sin dall’ adolescenza da soggetti più giovani di lui. Si ritiene questa patologia ad appannaggio del sesso maschile; dimenticando a volte che alcune madri utilizzano una seduttività così marcata nei confronti dei figli maschi, da rientrare nell’ambito della pedofilia e dell’incesto.

Il travestitismo

I soggetti che soffrono di tale patologia sono sempre maschi eterosessuali ed adattati, anche se la maggior parte delle volte la loro sessualità risulta essere inibita. Il paziente maschio, ad esempio, si travestirebbe da donna per “edificare” un eccitamento sessuale in se, garante nel favorire poi l’esplicarsi di un rapporto eterosessuale o anche masturbatorio. Solitamente il soggetto avrebbe, o meglio, “conserverebbe” atteggiamenti maschili quando vestito da uomo e, diverrebbe effeminato quando indosserebbe abiti femminili. Anche per questa perversione, sussisterebbe una spiegazione psicoanalitica: il travestitismo ingloberebbe il concetto di “madre fallica”, per cui il bambino-maschio immaginando la madre  un pene detentrice di un pene (non visibile), riuscirebbe ad affrontare la sua angoscia di castrazione. Da una prospettiva relazionale invece,il mezzo del travestitismo consentirebbe a tali soggetti di esperire una fusione con una madre, quale oggetto presente nella loro psiche: essi verrebbero confortati nel non dover smarrire l’accogliente presenza materna che “risiederebbe”in loro, ed eviterebbero così di provare l’ansia da separazione.  Il travestitismo non è affatto da confondersi con il transessualismo, portavoce quest’ultimo, di una problematica relata all’identità di genere.

Nelle situazioni in cui il soggetto si dimostrasse essere troppo disinibito,, allora si potrebbe pensare di effettuare una diagnosi differenziale con un processo schizofrenico o con un ritardo mentale. Dopo i cinquanta anni di età, tali comportamenti dovrebbero porre l’accento su di un processo organico quale la demenza o tumore cerebrale, se in condizioni in cui non fossero presenti precedenti anamnestici.

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Le perversioni sessuali maschili e femminili

perversioni_sessuali_maschili_femminiliL’espressione femminile e maschile della perversione secondo un orientamento della psicologia dinamica

Kaplan in “Le perversioni femminili” (1990) argomenta come le strategie perverse possano essere considerate come aspetti di una strategia perversa complessiva, e non come delle entità cliniche nettamente definite. Ed è proprio partendo dalla considerazione dell’importanza ascrivibile alle dinamiche psicologiche, dipendenti dalle identità di genere, che si delinea la possibilità di enucleare uno “specifico femminile” relativamente alle parafilie. E’ come se, le parafilie femminili o maschili rappresentassero una “caricatura” dell’ideale di genere, inerente al proprio sesso, e nello specifico quello femminile “richiamerebbe” dimensioni di pulizia, innocenza, spiritualità e sottomissione. Per comprendere il significato delle perversioni femminili, secondo Kaplan, bisognerebbe soffermarsi sul concetto di perversione nelle sue manifestazioni comportamentali ed inconsce. L’autrice appone delle critiche verso talune teorie psicanalitiche, le quali definiscono le perversioni come aberrazioni sessuali basate sul disperato bisogno di quelle cose o aspetti che possono servire come condizioni obbligatorie per raggiungere erezione ed orgasmo, un modo per dare un’espressione cosciente alla vita mentale inconscia. Per l’autrice invece la perversione viene contraddistinta dalla qualità di disperazione e fissità che obbliga la persona a mantenere e perpetuare quel determinato rituale comportamentale. La sessualità umana è poliforma, possiede cioè la peculiare capacità di assumere forme diverse, eterogenee.

Questa qualità sembrerebbe derivare dalla durata molto lunga della nostra dipendenza infantile, ed è inoltre il frutto di una ricca vita fantasmatica, che ci permetterebbe di assumere diverse forme maschili e femminili, a prescindere dal sesso biologico. Il polimorfismo tipico della sessualità umana da un lato rappresenta una sorta di difesa contro gli stereotipi di genere, dall’altro un rischio, proprio perché esporrebbe la sessualità stessa al pericolo di essere associata ad ogni singola causa sociale. Ad esempio, la società può porsi l’obiettivo di “tenere al loro posto” sia gli uomini che le donne, canalizzando la sessualità e spacciando tale canalizzazione per libertà erotica.

Il copione della Hoerigkeit

Kaplan sottolinea come la psicanalista Annie Reich (1953) sottopose a  trattamento diverse donne che “agivano” secondo il copione della Hoerigkeit, ovvero sotto l’egida di una sottomessa dipendenza da uomini, i quali le tenevano in uno stato di asservimento sessuale davvero estremo. Proprio tale asservimento era il perno fondamentale attraverso cui si dipanava l’intera esistenza della donna: oltre questo, nulla poteva essere considerato meritevole di attrattiva e significato. Anche per gli uomini si può sostanziare una dinamica relativamente simile, definibile dalla Reich come “lo scenario dell’Angelo Azzurro”. Tuttavia ella sostiene che solo nel genere femminile si possono riscontrare tali atteggiamenti estremi e totalizzanti di asservimento. Il copione della Hoerigkeit si sostanzia con un inganno, una sorta di trucco feticistico e come tutte le perversioni è un’occupazione a tempo pieno. La prima volta che narrerà la sua storia all’analista, la donna racconterà che la sua anima è stata incenerita dalla passione per un uomo il quale, proprio perché garante nel fornirle un piacere sessuale estremamente straordinario, viene considerato come l’unico idoneo a penetrarle la vagina.

Sembra, dichiara Kaplan, che in questo momento la questione che preme alla donna è sapere: “quel piacere è permesso o è invece proibito?”. Quindi la sua attenzione sembra essere focalizzata sulla dimensione della colpa e del peccato. La donna non comprende coscientemente che è proprio il tormento a rivestire il ruolo, l’ingrediente fondamentale ed irrinunciabile del piacere sessuale, ed è proprio ella stessa a ricercarlo e promuoverlo poi attivamente. La donna deve degradarsi, umiliarsi e sussistere in una condizione di sottomissione per permettere all’amante di permanere in una di dominio. La donna afflitta della Hoerigkeit vive aspettando quei momenti in cui può congiungersi con l’onnipotente fallo del grande uomo, attraverso il quale si realizza una estatica unione altamente mistica; tutto ciò le occorre per confermare i contorni del suo Sé femminile. E’ convinta che non potrebbe mai essere amata in sé e per sé, ed è cullata dalla fantasia che solo chi è “equipaggiato” di fallo possa meritare amore, in una visione in cui ciò che può realmente conferire valore ad una persona ha il potere di dominio. Se lo scopo della schiava d’amore è quello di farsi avvolgere dall’aura fallica dell’amante viene da sé postulare che ella, senza l’amante, sente di non esistere e di sopravvivere in un mondo fondamentalmente vuoto ed opaco, che lascia il passo all’esplicarsi conscio di depressione, follia e tremende tensioni. Capita non di rado che, dopo i primi momenti o mesi, l’uomo manifesti verso la relazione un calo di interesse o divenga impotente. Tediato dal lato sessuale egli diventa sempre più distratto e si allontana, ed il coito diviene all’interno della dinamica della soggezione sessuale sempre meno centrale nella suddetta relazione: il sesso si trasforma solo in uno strumento che ferisce ed umilia la donna. Negli stadi iniziali della soggezione sessuale femminile, ciò che lega la donna al suo amato non sembra essere la sua capacità di procurarle piacere erotico, ma la sua ingegnosità nel costruire il terreno fertile per una dinamica connotata da sottomissione e dominio. Tanto più l’uomo si nega e si sottrae tanto più egli, agli occhi della donna, diviene prezioso; e quanto più lui la minaccia con i suoi seriali abbandoni tanto più ella si sottometterà meccanicamente al suo dominio. In questa dinamica sussistono svariati cicli: perdita ed acquisizione, abbandono e castrazione, mistico ricongiungimento, morte e risurrezione; laddove la libertà ed il libero arbitrio gestito dall’uomo nel concedere e negare il proprio pene, permette di attivare proprio tali cicli. “Perché mai una donna dovrebbe accettare tutto questo?” Una risposta potrebbe risiedere nel fatto che gli scenari perversi non possono essere codificati solamente attraverso la lettura di elementi di piacere, sofferenza, soddisfazione, desiderio; gli elementi latenti insiti in tale scenario sono portatori di una forza più potente della ricerca del piacere stesso, e questa forza sembrerebbe risiedere nella coazione a ripetere di un trauma. Ciò che avviene è il tentativo disperato ed estremo di padroneggiare una serie di traumi infantili così indelebili che, pur di tenerli a bada, si è davvero disposti a rinunciare ai piaceri e soddisfazioni che la vita riserva. Il tiranno che la schiava d’amore sceglie ha il cuore duro e sa, quasi come un perfetto equilibrista, mantenere in funzione i cicli precedentemente nominati. Il gioco che si mette in scena e che si snoda gli incontri di pene e vagina, può essere comparabile, sostiene Kaplan, al noto “gioco del rocchetto” dell’infanzia. Verso i 18 mesi la bambina riesce a comprendere che la madre va e viene, indipendentemente da lei, nonostante il fatto che ella per sopravvivere senta che ha bisogno della madre stessa. La piccola non vorrebbe piangere come un neonato alle sparizioni della madre, e quindi inventa un gioco che le fornisca la sensazione di avere qualche dominio sul ciclo della perdita-recupero dell’amore. Prende tutti i suoi giocattoli e li lancia ad uno ad uno negli angoli, in modo tale che tutta la famiglia accorra al recupero degli stessi, restituendoglieli. Una volta che la bambina si abitua all’evento che gli essere umani si allontanino, salvo poi fare ritorno, smette di impiegarsi in quel gioco; in quanto la normale vita di piacere, ma anche di sofferenza, si ricompone e può così proseguire.

La schiava d’amore ha anche momenti di intensa rabbia e violenza, perché si rende conto che per sopravvivere deve divenire un’appendice di un essere idealizzato fallico, che proprio perché lo invidia presto proverà per lui un intenso risentimento. Se, a livello conscio o meno, fantasie di scavalcamento delle differenze sono presenti in ogni relazione sessuale, ciò che la perversione palesa è lo scenario stereotipato in cui, attraverso la caricaturalità, i desideri femminili sono travestiti dalla virilità maschile e quelli maschili assumono la maschera di una femminilità remissiva. Nel copione della Hoerigkeit la melma che la donna esperisce può sempre essere camuffata dalla fantasia del fallo, potentemente ed eternamente eretto del grande uomo, ed immagina possa appartenere ad entrambi, nella sua mistica unione con lo stesso. Anche se in realtà l’uomo non possiede tali qualità, è l’ordine sociale che ha delle immagini feticistiche sufficienti per fare di ogni uomo il fallo perfetto ed onnipotente di ogni donna.

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