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Vi sono perversioni tipicamente maschili quali il feticismo, il travestitismo, l’esibizionismo, il voyeurismo, il masochismo ed il sadismo sessuale, pedofilia, bestialità e necrofilia. In queste la strategia della perversione maschile è quella di portare alla coscienza una esagerazione difensiva della mascolinità che permetterebbe all’uomo di sentirsi vivo e fiero di sé. Le perversioni femminili invece, quale la cleptomania, mutilazione, sottomissione estrema, sindrome della moglie incestuosa ad esempio, si differenziano perché la strategia suscita fantasie, prestazioni ed esperienze coscienti dissimili. E’ lo stereotipo sociale di genere, messo in auge nel copione comportamentale della perversione, a rendere diverse le perversioni maschili e femminili: nelle donne la perversione mette in evidenza lo stereotipo sociale della femmina sottomessa con la sua alta consapevolezza del suo senso di colpa e del peccato, e ciò permetterebbe alla donna di mantenere affetti e pensieri pericolosi (in quanto ribelli rispetto all’ortodossia dei ruoli maschili-femminili della società) ai margini dell’ombra. Negli uomini invece lo stereotipo sociale di genere che si evidenzia è quello correlato al potere narcisistico e alla estremizzazione della mascolinità. La cleptomania, quale tipica perversione femminile, si distingue dal furto classico. E’ accompagnata da una eccitazione erotica legata all’atto di appropriazione. La cleptomania corrisponde al prototipo della perversione sessuale femminile ed è analoga al feticismo, perversione sessuale maschile. Questa analogia tra feticismo e cleptomania risiederebbe nel fatto che le donne, dal punto di vista genitale sarebbero coloro che soffrirebbero di invidia del pene, mentre gli uomini essendo “coloro che hanno” soffrirebbero di angoscia di castrazione. Nel feticismo il feticcio rappresenta una sorta di rassicurazione genitale, un sostituto per l’assenza del pene nella donna; e nella cleptomania la merce che viene rubata rappresenterebbe invece uno strumento con cui vendicarsi per permettere l’espletarsi di una sorta di “compensazione” per il pene rubato. La cleptomane donna vuole vendicarsi di chi l’ha derubata, di chi lei immagina abbia ciò di cui lei è priva. Esistono anche dei cleptomani maschi, ma in misura molto esigua, per i quali gli psicoanalisti leggono nei loro furti un tentativo di procurarsi un apparato genitale maggiormente dotato di quello paterno. Se le perversioni palesano una traslazione di emozioni e desideri da partner umani, vivi e comunicanti tra loro ad oggetti disumanizzati e feticizzati; allora la cleptomania nello specifico, pone in essere lo spostamento dell’invidia vendicativa, angoscia, depressione, follia, confusa concupiscenza, aggressività, dalle relazioni umane ai beni materiali. Le donne quindi, avrebbero imparato ad usare beni feticcio, come sostituti dei rapporti umani per prevenire ansia, depressione, violenza e follia.

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Le perversioni sessuali maschili e femminili

dee-verginiTalvolta vi sono delle strade alternative, originali, che possono apportare un incremento della conoscenza e consapevolezza che abbiamo di noi stessi. Un esempio in tal senso è quello della “comprensione al genere di appartenenza attraverso l’immersione” nella mitologia classica.

Jean S. Bolen affronta egregiamente questa tematica facendo al lettore una domanda che probabilmente non si è posto prima, o difficilmente, ovvero: “quale Dea o Dio dimora in te?”.

Dopo la suddivisione degli Dei e Dee sulla quale poggia la teogonia di Esiodo, il lettore potrebbe trovare ampio respiro nel darsi una risposta. Ma procediamo con ordine.

Per quanto riguarda le Dee esse vengono tripartite in Vulnerabili, Vergini ed Alchemiche, ognuna delle quali racchiude in sé una iconografia particolare e caratteristiche personologiche altrettanto peculiari. In esse vengono anche analizzati i rapporti col genere maschile, la tipologia di uomini che consapevolmente o meno ricercano e le motivazioni.

L’archetipo della Dea Vergine è correlato a quella parte della donna che l’uomo non riuscirà mai a raggiungere, autonoma dalla opinione che ha l’uomo e dal bisogno di esso. La sua coscienza è polarizzata. Una donna con tale aspetto non è detto che lo viva fisicamente, ma che una significativa parte di sé lo sia (vergine) dal lato psicologico.

L’archetipo della Dea Vulnerabile può essere quello di una donna fragile, vittimizzata dalla coscienza diffusa ma che in una seconda fase della propria vita, dopo magari la manifestazione di sintomatologie psichiche legate al dolore, ha recuperato il proprio sé trasformandolo.

L’archetipo della Dea Alchemica è quello di una donna che non ha mai sofferto per amore, e non fu mai vittima. L’effetto che ha la Dea Alchemica (Afrodite) su un rapporto non riguarda solo l’aspetto romantico o sessuale ma anche l’unione di anime, l’amicizia profonda, la comprensione empatica e l’amore platonico. La sua coscienza è definita coscienza Afrodite, una sorta di riflettore, attiva e ricettiva sinergicamente.

In questo articolo per ora si parlerà delle Dee Vergini per non incorrere in eccessiva lunghezza.

Artemide (Diana): figlia di Leto e Zeus, dea della caccia, della luna.

E’ immune all’innamoramento ma con il suo arco nessuna “preda” (anche umana) può scamparla. Archetipo di arciera protesa alla meta e del femminismo incarnando: competenza, realizzazione, indipendenza dagli uomini e dalle loro opinioni, in soccorso delle giovani donne inermi e vittimizzate. Con le donne spiccata è la sorellanza e solidarietà. Con gli uomini si sentono alla pari rendendosi conto della innaturalità del ruolo stereotipato che era stato attribuito loro. Sono attratte da uomini atti alle attività artistiche, musicali, creative, terapeutiche, con cui poter condividere interessi, o che sono complementari ai suoi. La sua tendenza ad esplorare può portarla anche nella sessualità ad esperire diverse tipologie di relazioni. Sinteticamente si può asserire che per la donna Artemide le sofferenze psicologiche sono maggiormente a carico di coloro che le stanno accanto, non sembrerebbero essere rivolte a sé.

Minerva (Atena): figlia di Metis e Zeus, dea della saggezza, dei mestieri.

Iconograficamente viene rappresentata dalla civetta ed i suoi “strumenti” sono lo scudo, la corazza e la lancia. Come l’archetipo Artemide quello di Atena è focalizzato più sui propri bisogni che su quelli altrui e sono i seguenti: la strategia, in cui manifesta attivamente la propria propensione per gli affari, il campo militare, politico, scientifico e del pensiero. L’artigiana Atena, dea dei mestieri, si dedica a cose belle quanto utili, e predilige attività nelle quali le mani e la mente si incontrano, come il tessere. L’archetipo di “figlia del padre” (prediletta da Zeus), che incarna, trova ragion d’essere nella sua attrazione verso uomini potenti, detentori di autorità, potere, responsabilità, che a loro volta incarnano l’archetipo del patriarca. Diversamente da Artemide contemplano le regole di comportamento e le norme stabilite, e non le vanno a genio gli oppressori, i ribelli, i falliti. Con le donne i rapporti sembrano essere distanti ed addirittura inesistenti, mentre con gli uomini, solo quelli eroici sono degni della sua attenzione. Non considera il sesso (come lo è per Artemide uno sport) un’avventura,  ma in comune con essa vi è l’attivazione in lei degli archetipi di Era (Giunone) e di Afrodite (Venere), perché esperire il sesso possa divenire un impegno emotivo ed espressione di Eros. Le sue azioni sono intenzionali, mai impulsive, vive nel “giusto mezzo”. Le sue difficoltà psicologiche possono derivare dal fatto che lei sia detentrice di scudo e corazza.

Estia (Vesta): appartiene alla prima generazione degli Dei dell’Olimpo, sorella di Zeus, figlia di Chrono e Rea.

Dea del focolare quale santuario e sorgente di calore e del Tempio quale viaggio interiore per cercare e trovare senso e pace. L’iconografia con la quale viene rappresentata è quella del cerchio, simbolo del fuoco, focolare. Il suo, diversamente da Atena ed Artemide, è un orientamento verso l’interiorità dell’esperienza soggettiva, atta ad esempio alla meditazione. E’ l’archetipo della custode del focolare ed è “attivo” nelle donne che fanno delle attività domestiche non mere faccende di casa, ma attività significative, e nel farle nasce in loro uno stato di pace interiore. Se nella donna l’archetipo predominante è Estia, al compito della mansione per il quale si è attivata proverà serenità interna, se è quello di Atena si struttura il senso della meta ottenuta, se ancora è quello di Artemide un senso di sollievo per potersi dedicare all’esperire dell’altro. Un altro archetipo che incarna Estia è quello della Dea del Tempio, che specialmente nelle comunità religiose nelle quali abbonda, si coltiva attraverso il silenzio. Con le donne offre il suo animo comprensivo ed attento indipendentemente dal contenuto enfatico o meno che l’amica le confida, e garantisce un posto “caldo” vicino a sé, al suo focolare. La sessualità per lei non è molto importante ma se si trova a farla si scopre orgasmica. Ella attrae uomini o che considerano le donne “sante” (che non hanno esperienza sessuale o non interessa loro averne) o “puttane” (se sessualmente attive ed eccitabili). E’ molto comune che si strutturi un’unione matrimoniale tra un marito Ermes, uomo d’affari, intraprendente, che viaggia, ed una donna Estia, che tiene vivo il focolare domestico, a cui piace occuparsi autonomamente (e senza che altri possano interferire) della casa. Le difficoltà psicologiche possono ravvisarsi nel fatto che coltivando il modello del distacco può essere preda dell’isolamento e della solitudine. Difatti tra le divinità dell’Olimpo le manca la “persona”: l’immagine viene rappresentata non da sembianze umane ed è completamente scevra da conflitti amorosi e dalle discussioni esistenti tra le persone.

Oggi la vita di una donna attraversa diverse fasi, ed in ciascuna di queste si possono attivare le Dee, quali immagini interne, archetipiche attivantesi continuamente nelle loro diverse tipologie. Può capitare, e questo è molto suggestivo oltre che straordinario, che un determinato archetipo possa, all’oscuro della donna nel quale si è attivato chiedere “tributo” alla Dea al quale appartiene.

E in te, quale Dea dimora?