Cervello di Artista: difettosita’ del “gene della potatura?”

maggio 3rd, 2015 | Posted by admin in Neuroscienze

come_funziona_cervelloUn aspetto molto interessante trattato da Ramachandran, esperto mondiale indiscusso nel panorama delle Neuroscienze, è quello del “cervello dell’artista”. A tal proposito il neologismo “neuroestetica” starebbe ad indicare la capacità degli scienziati di analizzare le loro congetture, attraverso l’analisi diretta ed empirica del cervello. L’ambizione della neuroestetica si traducerà nel poter comprendere nel futuro prossimo, maggiormente e sempre più, le connessioni esistenti tra le trenta aree della corteccia visiva del cervello ed il sistema limbico, le loro logiche interne e le loro basi evolutive. E’ il lobo parietale destro ad essere preposto a quello che è il senso  della forma artistica. Ramachandran elabora le dieci regole universali dell’arte: iperbole, raggruppamento percettivo, nascondino visivo, isolamento modale, mefafora, equlibrio, ripetizione ritmo e ordine, contrasto, simmetria, avversione per le coincidenze sospette e la singolarità ed equilibrio. Di seguito verranno riportate quelle fondamentali, con i corrispondenti esempi esplicativi:

  • Iperbole: sintatticamente trattasi di una figura retorica, con la quale si esagera la descrizione della realtà. Amplificandone aspetti in eccesso o difetto (ipobole). Esempi: “darei la testa per comprarmi quella auto fiammante”. In tal senso l’arte può dirsi agli antipodi del realismo, è scientemente iperbole, esagerazione, distorsione della realtà.
  • Raggruppamento percettivo: se vi capite di andarlo vedere,un esempio di questa categoria potrebbe essere il cane dalmata di Ron James. Tale operazione di astrazione utilizza la cosiddetta “via evoluta” della vista; e non appena essa riesce a distinguere l’oggetto dal contesto, sfondo,invierà tramite i centri encefalici cerebrali un messaggio al sistema limbico del tipo “ah! Ecco il muso di un cane”.Da questo primo step,si procederà ad una risoluzione progressiva della figura e quindi del “problema target”.
  • Nascondino visivo: quale risoluzione dei problemi percettivi. Perchè un corpo velato seduce maggiormente di uno nudo ad esempio? La risposta è di tipo evolutivo ed è: perchè se ne trae più piacevolezza, soddisfacimento nella ricerca prima e nella la scoperta poi. Il cervello umano è “progredito”in ambienti mimetici ed è proprio la connessione tra i centri emozionali e quelli visivi a permettere che il processo di ricerca di soluzione sia gradevole (vedi l’essere alle prese con la risoluzione di un puzzle).
  • Isolamento modulare: tale categoria incarna l’aforisma “meno è più”. Il cervello umano è così strutturato da non contemplare la presenza contemporanea di due moduli contenenti attività neuronale che si sovrappongono
  • La metafora: essa è tanto più evocativa e comunicativa, quanto più i termini di cui la stessa è composta sono “lontani”all’interno del campo semantico.

Per comprendere la base neuronale della metafora, si  parte  dallo studio della sinestesia; trovare la base neuronale di questa ultima infatti (da ricercarsi chiaramente nel cervello), permetterebbe di entrare in possesso di dati sperimentali, i quali riuscirebbero a fare chiarezza su alcuni settori esclusivi della mente, quale appunto la metafora.

Procediamo con ordine: la sinestesia è un fenomeno reale, ed il meccanismo che può spiegarla è quello della attivazione incrociata. Studi con le neuro immagini  spiegano meglio il concetto. Test clinico della sinestesia: far apparire sul monitor una serie di 5 disposti a caso, in cui sono inseriti dei 2. Le persone “normali” proverebbero  molta fatica a distinguerli; mentre i sinestetici che vedono i numeri colorati, li scorgerebbero subito. La sinestesia più frequente è quella del tipo numero-colore; sia l’ area del riconoscimento del colore e quello dei numeri si trovano molto vicine nello lobo temporale; per cui si è inferito che, nei sinestetici, si attiverebbe un’attivazione incrociata, data da una mutazione genetica nel cervello, che scaturirebbe prima dello stadio in cui il numero giunga alla consapevolezza conscia.

Ma come mai si verificherebbe tale attivazione incrociata? Prima ipotesi: presenza difettosa del gene della potatura; ovvero di quel gene deputato a tagliare connessioni ripetitive, ridondanti per stabilizzare l’architettura dei moduli del cervello adulto. Tale difettosità si tradurrebbe nella attivazione incrociata di aree separate, ma contigue del cervello. Seconda ipotesi: presenza di uno squilibrio chimico. L’incidenza della sinestesia sarebbe sette volte più frequente tra poeti, pittori, scrittori,in una sola parola, artisti. E da qui il collegamento con la metafora: se il gene della “attivazione incrociata” o “iper connettività”si dovesse esprimere in maniera più diffusa ( e non solo nel  giro fusiforme del lobo temporale ed angolare ad esempio), allora si assisterebbe di conseguenza ad un implemento della iper connettività in tutto il cervello; e ciò a sua volta predisporrebbe maggiormente a creare metafore ed unire concetti in superficie slegati. Il cervello dell’Artista, sarebbe caratterizzato da un eccesso di connessioni, attivazioni incrociate che gli  permetterebbe di relare concetti con minore difficoltà rispetto alle altre persone.

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