Come riconoscere gli stili di attaccamento del tuo bambino

marzo 27th, 2015 | Posted by admin in Psicologia della Famiglia

attaccamento-bambinoL’attaccamento

Da sempre i legami relativi all’attaccamento che si instaurano tra il bambino e gli adulti significativi (i genitori) ricoprono grande interesse psicologico. Specificatamente a questo ambito la teoria dell’attaccamento difatti incarna il punto nel quale confluiscono diverse aree della indagine e della teorizzazione psicologica, e ciò permette di fornire un utile strumento per poter “leggere” e comprendere (clinicamente) i molteplici eventi relazionali che bambini e genitori esperiscono quotidianamente.

J. Bowlby (1982) definisce l’attaccamento quale comportamento del bambino definibile in 4 sistemi di controllo: di attaccamento, di esplorazione, affiliativo e di paura-attenzione; questi possono interagire sinergicamente o in antitesi. Già dai 7 mesi di vita gli stessi comportamenti di attaccamento si strutturano in quello che è un sistema di attaccamento, il quale secondo un orientamento goal-corrected permette al bambino di coordinare l’agire dei comportamenti di attaccamento con lo scopo-meta. É sempre Bowlby a sostenere che la disposizione propensione nell’allacciare legami con altre persone sarebbe innata. É lo stesso sistema di attaccamento che scaturirebbe nel bambino la capacità dello stesso agite per raggiungere in ogni modo la vicinanza con la figura di attaccamento. Indubbiamente tale processo non può non implicare l’esplicarsi di diverse emozioni: dal benessere e sensazione di sicurezza per la vicinanza con l’adulto alla rabbia e collera per la lontananza dallo stesso. Il sistema di attaccamento e quello esplorativo (atto ad acquisire padronanza verso il mondo circostante) si alternano, così che, ad esempio, più il bambino si sente sicuro e protetto e più sarà capace di “disattivare” parzialmente il suddetto sistema di attaccamento a favore di altri sistemi funzionali dal punto di vista evolutivo. Dal punto di vista prettamente evolutivo il legame di attaccamento si sviluppa attraverso diverse fasi. La prima e la seconda che si sostanziano come preattaccamento e formazione, sono definibili come rispettivamente di orientamento e segnali senza discriminazione della persona e orientamento e segnali verso una o più persone discriminate. Tale periodo va dalla nascita ai 6-8 mesi. La terza fase inizia con la formazione vera e propria dell’attaccamento, verso i 6-8 mesi, e si definisce di mantenimento della vicinanza ad una persona discriminata mediante la locomozione e mediante segnali, fino al 2^-3^ anno di vita. Le “conquiste” psico-cognitivo-motorie di tale tappa sono ravvisabili nella costanza dell’oggetto (terminologia di derivazione piagetiana con la quale si definisce la capacità, competenza del bambino di costruire e far permanere una rappresentazione mentale degli oggetti anche se questi ultimi sono assenti), nel gattonamento, nella deambulazione e nello sviluppo del linguaggio.

L’acquisizione della costanza oggettuale da un lato e la “padronanza” di nuove capacità di organizzazione comportamento dall’altro, permettono al bambino di sviluppare il sistema di attaccamento con la peculiare figura di riferimento, caregiver. Il prevedere i reciproci comportamenti e la costruzione delle aspettative verso il comportamento dell’altro partner (ove l’assenza della risposta attesa è generatrice di angoscia), sono caratteristiche importanti di questo periodo. Nella quarta fase si cominciano a strutturare la reciprocità tra adulto e bambino, grazie soprattutto alle conquiste precipue: implemento delle capacità linguistiche e del sistema della memoria, costanza nella rappresentazione mentale degli eventi (la quale consente al piccolo di considerare la figura di attaccamento come “altro-da-sè”), gli IWM ovvero i modelli operativi interni (terminologia coniata da Bretherton, 1985). Questi ultimi possono essere definiti come rappresentazioni mentali inerenti a sé stesso e dell’altro riflettenti la storia relazionale del bambino con l’adulto. Nei paragrafi successivi verrà nominata la SSP: per SSP, o meglio Strange Situation Procedure, si intende una procedura standardizzata elaborata da M. Ainsworth, tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70. Essa è utile per comprendere le tipologie di attaccamento del bambino verso i genitori. Durante la procedura, svolta in ambiente sconosciuto per il bambino, vengono attivati pattern comportamentali introducendo situazioni di stress crescente (quale l’introduzione nel setting di una persona estranea). La SSP comprende 8 episodi e 2 di separazione, ricongiungimento col genitore.

L’attaccamento, o meglio la valutazione dello stesso, consta di 5 categorie. Qui di seguito sono riportate le caratteristiche di ciascuna categoria.

ATTACCAMENTO SICURO (B): il bambino palesa un desiderio di vicinanza, di interazione, di contatto fisico verso la figura di attaccamento. Solitamente l’esplorazione verso l’ambiente circostante è buono ma tende comunque a ricercare attivamente la partecipazione dell’adulto. Durante la separazione, così come nel ricongiungimento, i segnali manifestati dal bambino sono contingenti alla situazione e non inerenti al fatto che il bambino è stato lasciato solo. L’esplorazione dell’ambiente, così come l’attaccamento verso i genitori, si intersecano bilanciandosi. Gli ingredienti sono: dipendenza, autonomia ed indipendenza.

ATTACCAMENTO INSICURO EVITANTE (A): il bambino dimostra un notevole “evitamento” verso il genitore nella SSP (Strange Situation procedure), è maggiormente concentrato sulla esplorazione esterna che sulle figure di attaccamento; lo stesso accade negli episodi di riunione con gli stessi. La tendenza sembrerebbe quella di minimizzare le proprie reazioni affettive specialmente dopo le separazioni. Qui il bilanciamento tra esplorazione ambientale ed attaccamento genitoriale è a favore della prima. Lo stile relazionale è quello di autonomia ed indipendenza con la de-enfatizzazione dei propri bisogni psicologici di conforto, protezione, cure.

ATTACCAMENTO INSICURO AMBIVALENTE (C): nella SSP i bambini palesano un forte attaccamento verso il genitore. Il bilanciamento tra esplorazione ed attaccamento è disequilibrato ed è a favore della seconda questa volta. Ciononostante il genitore qui non rappresenta una base sicura sulla quale approdare: difatti se questi bambini sono spaventati od a disagio non sembrerebbero trovare conforto e consolazione con la loro presenza. Apparirebbe quindi esiguo il sentimento interno di poter avere a disposizione una figura stabile sulla quale poter contare.

ATTACCAMENTO DISORGANIZZATO/DISORIENTATO (D): tali bambini sembrano simili ai bambini caratterizzati dalle altre tipologie di attaccamento, tuttavia in alcuni momenti sembrano non possedere una strategia coerente nella relazione genitoriale. I comportamenti si farebbero risalire più ad un tratto della relazione che ad una caratteristica personologica del bambino: si manifesterebbero difatti solamente nella SSP durante la separazione e riunione ai genitori.

ATTACCAMENTO EVITANTE/AMBIVALENTE (A/C): è Crittenden nel 1988 a descrivere per la prima volta questa tipologia. Questo attaccamento si struttura quindi nel palesare comportamenti opposti e sarebbe considerato quale esito di una strategia organizzata, in quanto si percepisce il genitore come minaccioso e/o pericoloso.

Leggi anche:

L’utilità dell’Ipnosi

Come la famiglia può influenzare il comportamento del bambino

You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 You can leave a response, or trackback.

One Response

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *