Come riconoscere la Demenza di Alzheimer: consigli dello psicologo

aprile 3rd, 2015 | Posted by admin in Psicologia dell'Invecchiamento

concept of aging and skin careDemenza degenerativa di Alzheimer: tipologia di invecchiamento patologico

La demenza degenerativa di Alzheimer ha una durata media di 10-12 anni. Il quadro clinico subisce, col trascorrere del tempo, variazioni molto significative inerenti alle modificazioni delle prestazioni cognitive, funzionali,comportamentali, neurologiche e somatiche. Ogni paziente presenta una certa variabilità  della malattia: quindi la ripartizione della demenza nei diversi stadi clinici non dovrebbe  essere assunta come modello stereotipato della evoluzione clinica della malattia stessa. I primi campanelli di allarme consistono nella iniziale ma lieve perdita di memoria, la quale progredisce gradualmente ma inesorabilmente.

Nella fase iniziale il paziente non ricorda gli eventi recenti e tende a perdersi in quelli nuovi; inoltre il soggetto diviene ripetitivo e disorientato a livello temporale. Quando la malattia progredisce, anche la memoria remota diviene parzialmente deficitaria e l’incapacità di riconoscere i propri familiari diviene una condizione sine qua non abbinata alla prima. Emergono,inoltre, alterazioni funzionali di ordine superiore quali: la riduzione drastica della capacità di ragionamento logico e della capacità di concettualizzare da un lato; e l’impoverimento significativo del pensiero astratto dall’altro. A questo quadro clinico si aggiunge un mutamento della personalità e la presenza di una certa labilità emotiva. E’ da sottolineare come,a differenza dei soggetti,emerga apatia, impulsività, violenza o addirittura l’accentuazione esagerata di caratteri pre morbosi della personalità quali la paranoia, l’aggressività, gli atteggiamenti ossessivi o compulsivi od entrambi. Talvolta, in alcuni soggetti, si manifesta anche l’afasia (inerente alla capacità, competenza di padroneggiare il linguaggio) isolata o accompagnata a deficit di natura visuo spaziale. L’aprassia si manifesta abbastanza velocemente e riguarda le difficoltà di usare particolari strumenti e nel vestirsi. La fase intermedia della demenza è caratterizzata dalla incapacità di apprendere informazioni nuove e dalla incapacità di orientarsi correttamente in ambienti a lui familiari. La memoria remota non è persa irreversibilmente ma è altamente deficitaria. Il soggetto è a rischio cadute ed il suo comportamento diviene maggiormente compromesso.

Ciò che emerge è il totale disorientamento temporospaziale. Generalmente però il soggetto è ancora in rado di deambulare in maniera autonoma. La fase avanzata della malattia è determinata da un quadro clinico molto severo, infatti il paziente è incapace di espletare qualsiasi attività routinaria e compare l’incontinenza. Anche la memoria a breve termine ed a lungo termine sono completamente compromesse, ed il soggetto può diventare acinetico e mutalcico. Inoltre compare disfagia (intesa come difficoltà nella deglutizione a causa dei processi infiammatori della faringe o per lesioni a carico dell’esofago) e può servire l’alimentazione artificiale. In questa delicata fase aumenta il rischio di numerose complicazioni come ad esempio: le malattie infettive, le pieghe da decubito, le fratture, la malnutrizione e disidratazione. Nella fase terminale della malatia emergono complicazioni a livello broncopolmonari.

Modificazioni neurotrasmettitoriali cerebrali nella AD

Prima di prendere in considerazione le mutazioni a carico dei neurotrasmettitori cerebrali, è opportuno sottolineare come nella AD siano correlate due ipotesi di sviluppo. La prima riguarda lo sviluppo istopatologico classico, il quale a sua volta prende in considerazione l’esistenza di un a patologia primitivamente neuronale: vi sarebbe, difatti, una ridotta disponibilità dell’enzima della acetilcolina (Ach), quale importantissimo neurotrasmettitore cerebrale.  La seconda ipotesi, invece, consiste in ricerche neurochimiche, le quali spiegano come il processo della malattia abbia un esordio sottocorticale ad a carico del nucleo del diencefalo e di alcuni neuromi del locus coeruleus, il cui sistema è quello noradrenergico.

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