Definizioni e funzionamento dei neuroni specchio

aprile 13th, 2015 | Posted by admin in Neuroscienze

mirror-neuronsNell’ articolo “I segreti della nostra mente” ho trattato di come Ramachandran abbia fatto luce su alcuni peculiari aspetti di funzionamento della mente: partendo dallo studio della sinestesia ed il meccanismo neuronale che la sottende, ovvero quello della attivazione incrociata, è arrivato ad ipotizzare la base neuronale della metafora, per sostanziare che ai soggetti dotati di particolare talento artistico, farebbe difetto “il gene della potatura”: esso, difatti, non poterebbe connessioni ridondanti per cui i soggetti sarebbero più inclini a coltivare collegamenti tra i concetti, astrazioni ed utilizzi metaforici.

E’ sempre Ramachandran che asserirebbe che “i neuroni specchio saranno per la psicologia quello che il dna è per la biologia”.  La scoperta dei neuroni specchio all’ inizio degli anni novanta, orgoglio italiano di G. Rizzolatti ed equipe, si può senza ombra di dubbio annoverare quale scoperta scientifica sorprendente: una vera e propria rivoluzione scientifica. Questi neuroni mettono in evidenza il fatto che, proprio dal nostro patrimonio motorio, discenderebbe il riconoscimento degli altri, delle loro azioni ed intenzioni: sono questi stessi neuroni specchio a  permettere al nostro cervello di correlare gli atti motori osservati a quelli del proprio back ground,  attribuendogli così significato specifico. Il potere e saper cogliere nelle altre persone reazioni motorie ma persino emotive, sarebbe connessa ad un insieme di aree connotate da proprietà specchio!. I neuroni specchi spiegherebbero fisiologicamente la capacità dell’uomo di porsi in relazione con l’altro. Quando osserviamo un nostro simile compiere un’azione, si attivano nel nostro cervello i medesimi circuiti neuronali che si attiverebbero se fossimo noi in prima persona a compiere quella azione; e questo anche se immaginassimo o visualizzassimo di compierla quella azione.  I circuiti nervosi attivantesi sono quelli che “richiamerebbero”azioni simili compiute da noi nel passato. Esempio: in un ballerino di danza moderna, vedendone un altro ballare, od immaginando di farlo lui stesso, si attiverebbero i neuroni specchio; ciò non accadrebbe verosimilmente se assistesse ad un danzatore di danza contemporanea. Così come per la comprensione delle azioni motorie, anche per il riconoscimento delle emozioni altrui, i neuroni specchio giocherebbero un ruolo cruciale. Mediante studi sperimentali delle emozioni primarie, si è arrivato a postulare che, un essere umano osservante in un altro ad esempio una reazione di rabbia, attiverebbe in se lo stesso substrato neuronale collegabile alla percezione esperita personalmente della stessa tipologia di emozione. Sia i comportamenti motori, le emozioni ma anche il linguaggio, farebbero riferimento, per peculiari aspetti, ai meccanismi di “risonanza” inerenti al sistema motorio.

Un po’ di storia: i neuroni specchio sono stati scoperti dapprima nella scimmia, specificatamente nella sua corteccia premotoria. Le stesse scariche elettriche si registravano sia che la scimmia avesse compiuto un determinato atta motorio (afferrare un oggetto ad esempio) sia che avesse visto qualcun’ altra compierlo. La presenza dei neuroni specchio si ravvisò sia nei lobi frontali e pre frontali in quello parietale inferiore, ed alcuni anche nell’area di Broca. I neuroni specchio sono neuroni motori ed,a questo punto, una domanda lecita sarebbe: perchè il sistema motorio conterrebbe neuroni “rispondenti”alla visione di atti motori altrui? La risposta potrebbe risiedere nel fatto che, tali neuroni, sarebbero molto funzionali alla comprensione delle altrui azioni ed intenzioni: una sorta di anticamera alla strutturazione della empatia. Cercherò con un esempio di spiegare il meccanismo specchio:  Marco afferra una posata e, nel farlo, sa chiaramente cosa sta facendo; ed è l’attivazione di una serie di neuroni motori che preparano il gesto di “afferrare la posata” a fornire a Marco tale consapevolezza. Quando egli osserva un’altra persona compiere lo stesso atto, si attivano gli stessi neuroni di quando era egli stesso protagonista dell’atto motorio, per conferirgli una rappresentazione motoria, ovvero “atto motorio potenziale”, del gesto compiuto dall’altrui persona. Marco comprende cosa l’altro sta facendo perchè l’atto motorio potenziale osservato nell’altrui soggetto è il medesimo che si viene a generarsi volontariamente il lui quando prepara od agisce lo stesso comportamento. Ecco molto probabilmente il perchè, l’opera di G Rizzolatti e C. Sinigaglia reca il titolo “So quel che fai”. Il fatto di sapere ed essere consapevoli che l’effetto immaginato e visualizzato è al pari di quello reale, spalanca le porte a diverse tipologie di intervento anche nell’ambito psicoterapico: e se si facesse visualizzare ad esempio ad uno sportivo,con severa ansia da prestazione, la propria prestazione? Ed ad una persona traumatizzata la sensazione della propria efficacia, magari esperita già nel proprio passato? Scenari questi, aperti a molte declinazioni, le  quali possono essere funzionali, curative, terapiche per diverse tipologie di esistenze umane e le loro relative costellazioni di disturbi, sindromi, problematiche.

Leggi anche:

L’utilità dell’Ipnosi

Cervello di Artista: difettosità del “gene della potatura”?

Il cervello: non solo esercizio della ragione

Come allenare la creatività e il pensiero laterale

You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 You can leave a response, or trackback.

4 Responses

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *