Ipnosi Venezia

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L”ipnosi è un prezioso strumento la cui “esposizione” consente alle persone (paziente) di poter fluidamente accedere alle proprie risorse nelle loro più diverse sfumature e declinazioni. L’applicazione della ipnosi si avvale di numerose tecniche e metodologie ed essa si rivela efficace in quanto “parla” il linguaggio onirico, metaforico e permette l’accesso privilegiato a quello che viene definito emisfero recessivo, sede del nostro inconscio. In questa dinamica è il sistema parasimpatico ad attivarsi, non quello simpatico (precipuo del modus operandi faith or fight), ed è in queste condizioni di riposo, recupero energetico, distensione muscolare, riduzione del livello di frequenza cardiaca e quindi pressione arteriosa ad esempio, che il soggetto può esperire un rilassamento efficace: anticamera del rafforzamento della propria autostima e senso di efficacia, dati per l’appunto dall’essere riusciti ad immergersi e ri-trovarsi. Ipnosi quindi come particolare ma assolutamente fisiologica condizione di alterazione della mente, all’interno della quale la trance è il trait d’union attraverso il quale la si può esperire. Naturalmente vi sono diversi livelli di profondità di trance. Le fasi della cosiddetta dinamica ipnotica si possono sommariamente suddividere in 5:

  • focalizzazione dell’attenzione dall’ “esterno” alla dimensione interiore intimistica;
  • de-potenziamento degli schemi abituali di riferimento (responsabili ad esempio dei cosiddetti bias cognitivi quali: catastrofizzazione, moralizzazione, visione tunnel, pensiero dicotomico, lettura del pensiero ed altri);
  • ricerca ipnotica attraverso l’utilizzo di suggestioni (dirette e/o indirette) per permettere la formazione di nuovi sentieri neuronali e nuove immagini ad essi associabili;
  • processo ipnotico atto alla realizzazione di cui al punto 3;
  • nuova risposta comportamentale.
  • Rilassamento: l’ipnosi consente di esperire uno stato di rilassamento generale a livello muscolare attraverso la concentrazione dell’attenzione verso l’interno. I benefici, oltre che a livello psicologico, si manifestano a livello neurotrasmettitoriale favorendo gli “accessi” cerebrali rispetto a particolari neurotrasmettitori (serotonina, dopamina ad esempio); così come a livello del nostro sistema nervoso autonomo parasimpatico (dedito al riposo ed al recupero delle energie): come ad esempio la diminuzione della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e respiratoria.
  • Benessere psicologico: l’impiego della pratica ipnotica aiuta a rafforzare una positiva comunicazione tra mente e corpo, che come noto ormai da tempo dipendono strettamente l’uno dall’altro. Un buono stato mentale e psicologico deve necessariamente incorporare una altrettanto buona consapevolezza di sé e della propria autostima. La mancanza di queste ultime può causare cortocircuiti in cui dipendenza, sottomissione, accettazione rassegnata di condotte aggressive altrui e autolesionistiche la fanno da padrone.
  • Gestione dei pensieri negativi: attraverso l’utilizzo della ipnosi si possono gestire in modo maggiormente funzionale i pensieri dal contenuto negativo e quindi dannoso per il nostro equilibrio psicofisico: in tale contesto è possibile depotenziare gli schemi di riferimento abituali, utilizzati quotidianamente nelle più svariate situazioni, e procedere per altri più efficaci ed evoluti.
  • Gestione delle emozioni: le emozioni, specie se negative, possono condizionare e contaminare la nostra vita; per questi motivi l’utilizzo di uno strumento che possa utilizzare essenzialmente il linguaggio onirico (in trance difatti il cervello produce onde di tipo theta) e metaforico, si rivela di inestimabile utilità.
  • Miglioramento prestazionale (lavoro-studio): sviluppare una capacità maggiore di concentrazione può influire positivamente a cascata sul livello prestazionale, così come un aumento del senso di competenza a pari passo con quello dell’autostima.

Sono una Psicologa che opera a Mirano – Venezia, ricevo in Via Ballò di Mirano 102/d

 

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I campi di applicazione dell’ipnosi sono davvero molti:

  • disfunzioni sessuali: Master e Johnson definiscono sistematicamente quelle che sono le fasi del ciclo della risposta sessuale: desiderio-eccitazione-eiaculazione-orgasmo-risoluzione. Per ognuna di queste fasi corrisponderebbero i relativi disturbi: disturbo del desiderio per l’appunto, della eccitazione, della eiaculazione, dell’orgasmo, con in aggiunta quello relativo al dolore fisico durante il rapporto sessuale, dispaneuria e vaginismo. L’impiego della ipnosi qui risulta molto efficace in quanto attraverso la visualizzazione della parte sofferente, protagonista del disturbo, si possono creare nuove associazioni in cui esperire una sessualità vincente, non frustrante, ansiosa, improbabilmente prestazionale. Esempio: caso di disturbo di eiaculazione precoce. Si fa, in trance, immaginare al soggetto un dito della propria mano, e si fa trasferire tale immagine a quella del proprio pene in erezione. Dopodiché si fa esperire al soggetto la sensazione di intorpidimento digitale (e del proprio pene) sempre mantenendo la sensazione di piacere. Col terapeuta si stabilisce un segno convenzionale atto ad interrompere tale intorpidimento, il che equivale alla volontà del paziente di poter eiaculare proprio in quel momento perché lo si desidera. Prima di terminare la trance una suggestione post ipnotica in tal senso rafforza la consapevolezza di poter intervenire secondo il proprio libero arbitrio sulla propria dinamica sessuale, non essendo alla mercé di incontrollate reazioni fisiologiche.
  • disturbo post traumatico da stress: in questo contesto con l’ipnosi si può sperare per un depotenziamento dello stimolo traumatico (a sua volta ineluttabilmente evocatore di una costellazione di infinite associazioni). Lo stimolo, spogliato della propria intensità emotiva angosciante ed altamente caustica, può essere esperito attraverso una nuova costruzione associativa con altri stimoli, dal significato nettamente positivo.
  • disturbi d’ansia: comprendenti, in base alla classificazione nosografica, i disturbi d’ansia generalizzata, gli attacchi di panico, agorafobia, attacchi di panico con agorafobia, fobie semplici, fobia sociale, disturbo ossessivo compulsivo. L’ansia è notoriamente mediata da specifici circuiti neuronali, così come lo stress. Quest’ultimo è mediato dal cosiddetto circuito ipotalamo-ipofisi-cortico-surrene (rilasciante gli ormoni dello stress, per l’appunto). L’ansia anticipatoria potrebbe rivelarsi positiva, se lungimirante rispetto all’individuazione pronta di potenziali situazioni pericolose per la persona. Ma se diviene l’unica modalità con cui il soggetto si accosta alla vita essa diviene inevitabilmente sclerotica, cronica è nociva: l’amigdala perennemente allertata fa vivere al soggetto una vita in cui minacce, pericoli, paure, ansie, angosce sono il teatro principale di sogni negativi ad occhi aperti. L’ipnosi si rivela efficace in quanto permette da un lato di poter esperire condizioni di rilassamento (con tutte le conseguenze che tale esperienza può avere e sul piano prettamente neuro-trasmettitoriale e su quello emotivo e psichico), e dall’altro ad esempio di poter indagare (attraverso magari l’impiego della ipnoanalisi) le motivazioni sottostanti a tali manifestazioni ancora nelle sue diverse sfumature e tipologie.
  • disturbi dell’umore: comprendenti la depressione (e sue diverse sottoclassificazioni). Come per i punti descritti precedentemente l’impiego dell’ipnosi favorisce esperienze di rilassamento e successivamente, in base alla tipologia di diagnosi (anche ipnotica, basata su diversi parametri tra i quali: canale sensoriale preferenziale del soggetto, attenzione, one up one down…) e alla variabile personologica, permette la strutturazione di interventi ad personam (il cosiddetto tailoring Ericksoniano, ovvero l’utilizzo di una terapia sartoriale sulla persona, utilizzando ciò che la persona possiede già, naturalisticamente parlando, a livello di background esperienziale, ovvero risorse, capacità, attitudini, obiettivi).
  • modalità tossicomaniche: ovvero dipendenze. Esempi tra i più attuali sono il tabagismo ed il gambling (ludopatia). Come per i disturbi precedenti anche la “dipendenza” è mediata da particolari circuiti neuro-anatomici ed intervenire sugli stessi, attraverso l’utilizzo dell’ipnosi, significa depotenziare tali circuiti.
  • miglioramento prestazionale: e a livello professionale e a livello di metodi di studio. Si può pensare, in questo ambito, ad un intervento terapico ipnotico intersecabile con aree della neuroscienza, ad esempio la scoperta dei neuroni specchio (modulati fondamentalmente da lobi frontali e prefrontali, e quindi della corteccia motoria ad essi associata) ha strutturato l’interessante conseguenza che l’effetto immaginato e/o visualizzato e/o pensato è lo stesso di quello reale (perché comunque facente parte del background esperienziale del soggetto in questione). Alla luce di ciò l’eventuale visualizzazione, reviviscenza di una determinata prestazione esperita nel passato, dall’esito positivo (ma ora minata nella sua efficacia da diversi fattori) può trovare nel presente, attraverso la trance ipnotica, parimenti esito positivo.
  • controllo del dolore: acuto e cronico. L’utilizzo dell’ipnosi può intervenire secondo diverse modalità, secondo l’obiettivo che si vuole raggiungere: dislocazione del dolore in altre parti del corpo investite meno (e dal punto di vista psicologico e da quello prettamente anatomico), visualizzazione della parte dolente (o organo, tessuto, articolazione, muscolo) al di fuori del proprio corpo, esperire sensazione di calore, freddo, tepore, intorpidimento, anestesia, analgesia, in base all’effetto che si vuole ottenere, insieme ad una rielaborazione funzionale del vissuto del soggetto legato alla problematica in questione.
  • elaborazione di eventi luttuosi (life events) e gestione dello stress: riuscire a far fronte nel modo più appropriato possibile ai life events è già una conquista. L’ipnosi, oltre all’ottenimento delle già citate esperienze di rilassamento (e quindi di conseguenza di autoefficacia), favorisce lo sviluppo della cosiddetta resilienza, termine mutuato dalla metallurgia, a cui mi piace ricorrere per sottolineare come metaforicamente si possa “resistere” a temperature davvero molto alte senza “fondere”.

 

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