Padre-figlio: cosa e’ la sindrome di Telemaco?

maggio 8th, 2015 | Posted by admin in Psicologia della Famiglia

papaI rapporti padre-figlio sono caratterizzati da numerose sfumature, e queste parrebbero essere non solo l’esito di fattori personologici (riguardanti quindi la vulnerabilità del soggetto, le sue più peculiari caratteristiche, interessi, talenti ed inclinazioni), ma anche interpersonali, ambientali e persino genetici.

Si è sempre preso in considerazione il complesso di Edipo ed il mito di Narciso per descrivere l’essenza e la natura della relazione tra genitore e figlio. Brevemente: il complesso di Edipo trae origine dalla teoria psicoanalitica Freudiana e più in là ancora dal mito greco di Edipo, il quale a sua insaputa, per mano di circostanze drammatiche, uccide il padre Laio ed inconsapevolmente ne sposa la madre Giocasta. Metaforicamente secondo l’impostazione Freudiana, tale complesso descrive un insieme di desideri sessuali di natura ambivalente, provati dal bambino verso i genitori. Esso compare verso i tre anni di età e si conclude nel periodo di latenza, attorno ai sei anni. Verso il padre si struttura un desiderio di morte e sostituzione col genitore del sesso opposto, mentre verso la madre si sviluppa un desiderio di possesso esclusivo.

Nel mito greco di Narciso quest’ultimo è un cacciatore conosciuto per la sua notevole bellezza e per il fatto di non considerare nessuno degno di stargli al fianco. Proprio per questa essenza crudele gli viene inflitta una punizione divina che si traduce nell’innamorarsi perdutamente della propria immagine riflessa in uno specchio d’acqua. L’epilogo sarà alquanto tragico, in quanto una di queste pratiche del rimirarsi lo porterà a scivolare nell’acqua ed annegare ineluttabilmente.

Spiegazione dei miti in funzione del rapporto padre-figlio

Nel complesso di Edipo ciò che emerge e che può essere trasportato nella vita odierna è che la relazione padre-figlio (anche di età superiore ai 6 anni ovviamente), è caratterizzata da una natura conflittuale: il figlio si sente essere in competizione col padre con le sue caratteristiche e cerca in qualche modo di “studiarne” le falle per “scavalcarne” la figura. Il rapporto è colorato probabilmente dall’aridità della non condivisione, nel non riconoscimento della importanza della trasmissione di valori generazionali.

Anche nel mito di Narciso ciò che emerge a livello relazionale tra il genitore padre ed il figlio è un rapporto non sufficientemente buono. In questo contesto, addirittura, non comparirebbe (come in Edipo) nemmeno la dimensione della conflittualità, dello scontro. Il figlio (Narciso nel mito) si eleva al di sopra di tutto, in una sorta di autocompiacimento assoluto dove vige solo il riconoscimento di sé, e a livello di identità, e a livello di individuo.

Il complesso di Telemaco

Il complesso di Telemaco invece prende in considerazione un rapporto padre-figlio del tutto svincolato dalle caratteristiche di conflitto, alterità ed egocentrismo di cui sopra. Il figlio Telemaco (figlio di Ulisse) attende il padre al suo ritorno in patria Itaca. Non si tratta né di un archetipo (ovvero modello frutto delle dinamiche dell’inconscio) di padre padrone con cui rivaleggiare ed eventualmente soccombere, né un padre trasparente verso il quale non sussiste alcuna relazione se non quella del figlio verso sé stesso. Il figlio Telemaco “crede” (e vuole quindi rispecchiarsi) non in una figura paterna dogmatica ideale “debole” e tiepida (dal punto di vista dei valori, dell’insegnamento dei valori e dei limiti) ma in una figura del padre “giusto”, un padre che sa e che può sbagliare, forte proprio perché capace di dimostrare ed osare nella dimostrazione dei propri sentimenti così come dei propri limiti, o altresì un padre radicalmente umanizzato, incapace di sapere il senso ultimo della vita, ma capace di dimostrare attraverso la propria testimonianza di vita che un senso nella vita è possibile (M. Recalcati in “Il complesso di Telemaco”).

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