SEMINARIO

COSA E’ L’IPNOSI?

A COSA SERVE?

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Ballò di Mirano (Venezia)

Sabato 1 ottobre 2016 – ore 9.30

Per prenotazioni ed info: 345/2378492

 

MODULI E RELATIVI CONTENUTI

Ipnosi clinica

Ipnosi nella patologia/clinica

– Accesso alle risorse personali – Disturbi psicosomatici
– Dialogo con la mente inconscia – Disturbi d’ansia
– De-potenziamento dei vecchi schemi mentali – Disturbi del tono dell’umore (depressioni)

Ipnosi nella quotidianità

– Disturbi alimentari
– Ambito lavorativo (miglioramento performance) – Disturbi del sonno
– Ambito scolastico (concentrazione – memoria – creatività – motivazione) Disfunzioni sessuali
– Ambito sportivo Dipendenze (affettive – alcool – fumo – gioco d’azzardo)
– Ambito affettivo-relazionale

 Autoipnosi

– Ambito personale (gestione emozioni negative – stress – elaborazione lutti – consapevolezza

Dimostrazione di trance ipnotica individuale e/o di gruppo

– Ambito alleviamento dolore (acuto – cronico)

Conclusioni

– Ambito pediatrico

Costo: Euro 60,00 – N.B.:  il corso è a numero chiuso – max 15 persone

Email: elena@psicologo-venezia.com

Durata prevista del seminario: 3 h. circa

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Come ridurre il dolore con l’Ipnosi

aprile 3rd, 2015 | Posted by admin in Ipnosi - (1 Comments)

dolore-ipnosiIl controllo del dolore in Ipnosi

L’ International Association for the study of pain (1986),sulla definizione di dolore recita così “esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole, associata a danno tissutale in atto e potenziale, o delineata in termini di danno…un’esperienza individuale e soggettiva, a cui convergono componenti puramente sensoriali, inerenti al trasferimento dello stimolo doloroso dalle periferie alla struttura centrale e, componenti affettive ed esperenziali che modulano con modalità importanti quanto si è, per l’appunto percepito”. La comprensione dell’argomento “dolore” si può affrontare dal punto di vista clinico, e dal punto di vista eziopatogenetico; ovvero relativo allo studio delle cause e dello sviluppo della patologia. Dal punto di vista clinico, il dolore può essere definito quale un sintomo frequente e trasversale; fondamentale per diagnosticare la fase iniziale di una malattia e, come fattore prodromico (ovvero contenente segnali anticipatori) di evoluzioni più o meno positive del decorso della malattia stessa.

Sinteticamente, sempre dal punto di vista clinico, il dolore può essere così tripartito:

  1. dolore acuto: allerta il soggetto che è presente una lesione tissutale, è generalmente localizzato e spesso diminuisce dopo alcuni giorni;
  2. dolore cronico: solitamente caratterizzato dalla persistenza dello stimolo dannoso e/o da situazioni di auto mantenimento tali da far perdurare la stimolazione dolorosa. A questa tipologia di dolore si associano anche severe componenti di ordine psicologico, relazionale ed emozionale, le quali condizionano a loro volta le prestazioni sociali e fisiche dl soggetto;
  3. dolore procedurale: questa tipologia di dolore si accompagna a svariate indagini sia in senso terapico che diagnostico e, si riferisce, proprio per tale premessa ad un evento altamente temuto; quindi di per se stressogeno.

Esso condiziona altamente anche la qualità della cura ricevuta e della vita in generale. Ad oggi sono a disposizione molteplici interventi di carattere farmacologico e non. Dal punto di vista eziopatogenetico, il dolore si può suddividere in:

  1. nocicettivo: il dolore viene attivato direttamente dai recettori della nocicezione; intesi quali terminazione nervose sensibili agli stimoli dolorosi, principalmente a livello cutaneo, in vasi sanguigni, mucose, tendini ed ossa;
  2. neuropatico: da interessamento del sistema nervoso centrale e di quello periferico;
  3. misto: dalla presenza di tutte le componenti precedenti.

 

L’Ipnosi è quasi sicuramente la più antica forma di psicoterapia conosciuta: Mesmer difatti, con i suoi innumerevoli esperimenti sul magnetismo animale(….definirlo?) nel XVIII secolo, fa da apripista allo sviluppo della stessa. Il controllo del dolore, trova ragion d’essere nelle applicazioni mediche dell’ipnosi, grazie anche alla comprensione di determinati meccanismi neurofisiologici di base, a loro volta resi evidenti dalla sempre più elevata modernizzazione di tecniche di Neuroimaging (pet, risononza magnetica funzionale, spet….). Anche lo sviluppo della Nuova Ipnosi, ovvero quella  Neo Ericksoniana, per dirla in altri termini naturalistica: utilizzatrice pertanto di risorse e caratteristiche personologiche già presenti nel background del soggetto da un lato; e l’utilizzo delle sofisticate tecniche ipnotiche indirette, ad essa abbinabile, dall’altro (…definirle?), contribuiscono largamente alla costruzione delle coordinate della ipnoterapia stessa.

 

L’odierna neuropsicologia definisce l’Ipnosi, più che come uno stato naturale di alterazione della coscienza, come un processo dinamico a più fasi. L’induzione (prima fase) prevede che l’attenzione del soggetto da ipnotizzare divenga focalizzata verso il suo interno, escludente quindi qualsiasi altro stimolo sensoriale esterno. Nella seconda fase il soggetto “adempie” acriticamente alle suggestioni del terapeuta (di rilassamento, piuttosto che di sonnolenza od altro…); in altre parole si “lascia andare”, sviluppando quello che comunemente è definito come stato di trance. Ciò che nella prima fase era stato particolarmente sollecitato, trattasi in sostanza delle funzioni razionali dell’emisfero sinistro; ora nella seconda fase le stesse vengono inibite, come se il soggetto “adoperasse”i sensi e la mente dell’ipnotista. Nella terza ed ultima fase, ancora una volta le funzioni emisferiche sinistre “addormentate”, permettono l’esplicarsi della epifania (ovvero della espressione dei fenomeni) e della risposta comportamentale ipnotica.

L’essere in Ipnosi, è una condizione altamente duttile dal punto di vista cognitivo; per cui in realtà il riassetto delle funzioni cognitive non sono intese in senso globale, bensì focale: coinvolgono quindi un emisfero piuttosto che un altro, attivano od inibiscono l’uno o l’altro in correlazione al “Task”, al compito richiesto contingentemente. Riassumendo, quando veniamo a contatto con un fenomeno e/o evento doloroso, le strutture prime, deputate ad intervenire sono i recettori. Essi si trovano a livello della cute così come a livello di muscoli, organi ed ossa. Queste strutture trasmettono le sensazioni al midollo spinale ed al cervello. I sistemi del controllo del dolore sono multipli, organizzati gerarchicamente e flessibili e, vengono attivati a livello periferico o centrale in concomitanza di suggestioni ad hoc, le quali possono incidere sulla modulazione ipnotica del dolore.

Gli ipnotisti solitamente utilizzano tre tipi di procedure per sviluppare analgesia ipnotica: 

1) suggestione diretta: l’ipnotista suggerisce al paziente che la sensibilità di quella parte del corpo dolente è completamente insensibile;

2) suggestione implicita: l’ipnotista racconta al paziente che la sensazione della parte del corpo dolente è simile a quella che potrebbe scaturire dal contatto col ghiaccio, mentre magari lo si toglie dal parabrezza in una giornata d’inverno;

3) distrazione e spostamento: il soggetto viene distolto per fare in modo che possa catalizzare la sua attenzione su di una altra parte del corpo, in origine “neutra”, ovvero libera dalla percezione e sensazione del dolore.

Le medesime strutture atte al controllo del dolore, sarebbero le stesse deputate alla loro modulazione in termini cognitivi, ipnotici,,(Beyron et. Al, 2002); fermo restando che la dinamica di tali meccanismi è molto complessa. Concludendo: alcuni studi mettono il luce che l’ipnosi possa “silenziare” la trasmissione del dolore a livello spinale; altri invece affermano il coinvolgimento del sistema nervoso centrale. I centri cerebrali deputati a far avvertire la sofferenza, verrebbero in qualche modo “isolati dal resto”: prove empiriche difatti, dimostrano che i parametri fisiologici del dolore (ad esempio l’accelerazione del respiro o l’intensificazione del battito cardiaco), possono permanere inalterati quando il soggetto, sotto Ipnosi, non avverte il dolore. Le stesse suggestioni quindi, oltre ad avere la funzione di attivare centralmente e perifericamente i sistemi multipli del controllo del dolore; manipolerebbero in maniera altamente selettiva le diversi componenti di cui l’esperienza dolorosa è composta e caratterizzata.

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